Il rilancio del territorio si chiama Pisl

All'Insubria un convegno dedicato ai Piani integrati di sviluppo locale, «serve collaborazione tra enti pubblici e privati»

La ricetta per dare il via allo sviluppo locale è una combinazione misteriosa che racchiude in ogni sua variante le tipicità del territorio a cui si riferisce. Tuttavia esistono alcuni ingeredienti particolari che per la sua buona riuscita, devono rigorosamente essere inseriti.

  

Non si può dimenticare ad esempio, di puntare l’attenzione sul piano integrato di sviluppo locale (PISL), uno strumento che negli ultimi anni è entrato nell’ordine del giorno di molti dibattiti in tema di rilancio e di crescita delle aree territoriali.

All’esperienza dei PISL in Lombardia ed in particolare a quella in provincia di Varese, la Facoltà di economia dell’Insubria di Varese ha dedicato un seminario di studio che ha permesso ad esperti, appassionati ed attori dello sviluppo locale di interagire e confrontarsi su questi argomenti. 

«I Pisl potrebbero diventare gli strumenti principe dello sviluppo locale poiché per essere realizzati necessitano di mobilitare gli attori locali e di attivare le risorse del territorio» a introdurre gli interventi è stato Gioacchino Garofoli, ordinario di economia regionale della Facoltà di economia dell’Insubria di Varese e autore di molti testi dedicati alle relazioni tra sviluppo e territorio ed in particolare al ruolo cruciale giocato negli ultimi decenni dai distretti industriali italiani.

Da vero e proprio strumento di sviluppo locale anche per la realizzazione dei PISL non può essere tracciato un percorso unico ed universale. Anche in questo caso è però possibile individuare alcuni fattori chiave che se combinati simultaneamente ed in modo efficace possono quasi assicurare la buona riuscita del progetto.

«Un PISL, per essere efficace deve in primo luogo partire dal basso, deve essere spontaneo e non può essere imposto – ha spiegato Roberto Bosco, ex assessore alle politiche comunitarie della Provincia di Varese– è fondamentale inoltre che gli attori coinvolti nel progetto di sviluppo, siano essi pubblici o privati, abbiano gli stessi obiettivi e che siano intenzionati a collaborare e cooperare tra loro». In questi progetti anche la politica assume un ruolo di primo piano: «gli organi politici devono conoscere le risorse del territorio e monitorare la situazione a livello locale nel percorso di sviluppo – ha aggiunto Bosco – il ruolo di queste politiche, soprattutto in questo momento è fondamentale e necessita perciò di operatori competenti e specializzati».


Di specializzazione ed in particolare di formazione ha parlato anche Viviane Icone, direttore generale del settore Industria, piccola, media impresa,cooperazione e turismo della
Regione Lombardia: «Il ruolo delle persone nei percorsi di sviluppo pesa notevolmente: non si tratta solo di privati ma anche di amministratori pubblici e sono proprio questi ultimi che devono possedere competenze particolari e specifiche. Per questo motivo uno dei nostri prossimi obiettivi è quello di realizzare dei corsi di formazione pensati espressamente per gli amministratori locali».

I progetti finora realizzati in Regione Lombardia rientrano tutti nella sfera di “Obiettivo 2” , un progetto comunitario nato per promuovere la crescita equilibrata di tutti i territori europei. Nel progetto sono stati coinvolti anche molti comuni del Varesotto che, approfittando di fondi regionali si sono aggregati dando vita a veri e propri progetti di sviluppo. «È ancora presto per commentare questi progetti – ha concluso Viviane Icone – la maggior parte dei piani di sviluppo risale a pochi anni fa e dovrà passare ancora qualche anno per poter misurare i loro vantaggi e i loro risultati».

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Pubblicato il 22 Giugno 2005
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