«Iraq, quale verità?»
Castellanza - Felice esordio per la neonata organizzazione "il Prisma", che ha organizzato un incontro con Toni Capuozzo, inviato di guerra del TG5
L’aula della biblioteca civica di Castellanza era gremita di gente ieri sera, 7 giugno, per l’incontro con Toni Capuozzo, inviato di guerra del TG5. Tante sono state le persone rimaste in piedi o sedute per terra ai lati della sala, che ha registrato un’affluenza superiore alle aspettative, e che ha visto perciò un ampio successo per Prisma, l’associazione promotrice dell’evento. L’obiettivo della nuova associazione culturale di Castellanza, come spiega il responsabile alla comunicazione Luciano Landoni, è ricavabile
dal nome dell’associazione stessa: il Prisma; come questo scompone la luce bianca in tanti colori, così l’associazione vuole approcciarsi al tema della comunicazione e dell’informazione, spesso confusa e poco chiara.
Tema della serata è l’Iraq, narrato da una voce nota, quella appunto, di Toni Capuozzo.
«Raccontare la guerra è un compito difficile e delicato» così comincia l’inviato del TG5, «Esiste una barriera antropologica, una sorta di “scudo” che ti difende e ti rende l’esperienza della guerra più lontana e meno estrema».
Tra i momenti più complessi, dove emerge la fragilità che compone lo “scudo”,Capuozzo ricorda il momento del rientro a casa: «E’ il momento più duro, perché è il ritorno alla normalità del quotidiano, nel mondo che fatica a districarsi tra la selva delle notizie che si sovrappongono e si mescolano, mettendo così in difficoltà il lettore, che più difficilmente arriva a farsi un proprio orientamento». Perciò, alla domanda «Iraq, quale verità?» Capuozzo risponde in maniera semplice: «La verità è una, ma il modo di raccontarla è diverso, ogni parola utilizzata può fare il gioco di una o dell’altra
parte». Ciò su cui si pone l’accento è, allora, la percezione degli avvenimenti e perciò le sfumature colte diventano determinanti ed essenziali, perché generano verità che non sono più le stesse.
Quanto al tema della guerra in sé, all’uso della forza, nonché alla politica dell’amministrazione Bush in Iraq, Capuozzo sottolinea l’importanza di non relegare la questione alle semplicistiche teorie della guerra preventiva o della pace senza se e senza ma. «Escludendo la risposta etica da dare alla guerra» dice l’inivato del TG5, «l’uso della forza fa parte della storia».
Insomma, Capuozzo lancia un invito chiaro a guardare il mondo per quello che è, in maniera più realistica e meno utopica, lasciando spazio ai liberi giudizi, alle accuse o agli applausi, a tutte le reazioni che risiedono nel libero pensiero di ognuno.
Sollecitato dalle domande del pubblico, che si mostra incuriosito dall’attuale situazione in Iraq e dalla vita della gente semplice e comune, Capuozzo prova a raccontare gli iracheni di oggi, che cercano di rialzare la testa e di darsi un nuovo ordine. «Gli iracheni non sono un popolo feroce» e continua: «la gente vuole la pace e la tranquillità, vuole riorganizzarsi e vuole che i contingenti stranieri tornino a casa, anche se sa che questo non è possibile nell’immediato».
Ciò che preoccupa oggi in Iraq è però la mancanza di sicurezza, data dalla delicata fase di transizione in cui si trova l’organizzazione politica del paese che si orienta verso un modello democratico. «Con Saddam c’era ordine, disciplina e controllo» dice Capuozzo, c’era insomma il copione classico che si presenta in ogni dittatura che paralizza e domina il Paese, ora però
la situazione è inevitabilmente precaria, per via della transizione e al proposito Capuozzo rivela: «Oggi in Iraq avvengono molti sequestri a scopo di estorsione ai danni di medici e avvocati… accusati di aiutare gli occidentali con le loro prestazioni professionali. Circa 30.000 medici impauriti hanno trovato rifugio all’estero, molti dei quali in Inghilterra, dove hanno compiuto gli studi». Ma nonostante questa difficile realtà, la gente vuole e sogna la pace, come hanno dimostrato le elezioni svolte il 30 gennaio, dove ha partecipato ben il 60% della popolazione e molti dei pollici violacei d’inchiostro (per evitare brogli e doppi voti, ndr) della gente che ha votato erano di donne. Si è trattato di un momento significativo, che ha rappresentato una chiara sfida alla minaccia e alla pressione del terrorismo, che colpisce alle spalle, dove e quando vuole, creando una situazione di perenne incertezza.
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