«Noi fermeremo l’invasore»
Circa 400 manifestanti di Forza Nuova hanno sfilato per le vie della città contro l'immigrazione. Sono arrivati anche da Treviso e da Lucca
Sono arrivati da Lodi, Milano, Treviso, Lucca, Crema, Novara, Brescia per protestare contro l’immigrazione. L’appello di Forza Nuova, movimento di estrema destra, ha portato a Varese circa 400 manifestanti e almeno 150 agenti, tra carabinieri e polizia, pronti a intervenire in caso di bisogno.
Varese è blindata: camionette e furgoni di polizia e carabinieri in ogni angolo del centro. In via Del Cairo, a cinquecento metri in linea d’aria, c’è il contro-presidio organizzato dal comitato contro il razzismo a cui aderiscono molte associazioni cittadine, dall’Arci al Varese al social forum, da Rifondazione comunista ai missionari comboniani. In mezzo c’è la città che osserva con indifferenza.
Il corteo di Forza Nuova parte in ritardo di mezzora. Alle 18 e 30 imbocca via Avegno. "Boia chi molla è il grido di battaglia, contro l’immigrazione la gioventù si scaglia". Tra i manifestanti moltissimi ragazzini e anche qualche donna. Da via Cavour si arriva velocemente in via Rossini. Molti dimostranti indossano una pettorina di Forza Nuova, altri la maglietta dell’Italia. Tricolori e bandiere con croci celtiche in quantità sventolano sopra le teste, mentre in due scandiscono gli slogan al megafono. A farne le spese anche il premier e il ministro degli Esteri. "Fini boia" grida a squarciagola un ragazzino, "Forza Nuova orgoglio nazionale" ribattono in coro.
In via Bagaini qualcuno esce dal corteo e stringe la mano a Giuseppe Fittipaldi, uno degli indagati per l’aggressione all’albanese avvenuta durante la caccia all’uomo di lunedì 13 giugno, che osserva in silenzio la manifestazione dal ciglio della strada.
Il corteo intona motivi del ventennio e prima di arrivare a destinazione l’inno di Mameli.
Nella piazza San Giuseppe c’è un palco da cui partiranno le parole d’ordine. Un ragazzo con accento bresciano inizia a parlare rivolgendosi ai "camerati" che si dispongono di fronte e scandiscono "Duce, Duce". Il capo racconta quanto accaduto a Claudio Meggiorin e invita i manifestanti a osservare un minuto di silenzio. Terminato, riparte il coro "Claudino uno di noi". Alle 19 e 10 sale sul palco anche Gianmario Invernizzi, leader di Alternativa sociale in Lombardia. Alto, magro, capelli lunghi tirati indietro, giacca blu, camicia in libertà, abbronzatura di inizio estate. Ha appena finito di parlare con Elisabetta Garruti, madre di Claudio, che se ne sta in disparte dietro l’edicola della piazza.
«Voi siete la dimostrazione che in Italia c’è una generazione che non si è arresa – dice Invernizzi -. Noi crediamo che l’immigrazione sia un problema. Le nostre città non saranno terre di conquista noi fermeremo l’invasore e a chi ci dipinge come violenti e razzisti noi risponderemo che siamo onorati di essere italiani».
Invernizzi annuncia anche la formazione di comitati spontanei per costituire un osservatorio sull’immigrazione in nome di Claudio Meggiorin.
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