Quando la mafia è tra noi

“Ogni tanto bisogna anche dirlo. Un paese in cui uno si sveglia e dice ‘Torniamo alla lira’ e tutti giù a rispondergli per giorni e giorni, è un paese di deficienti” (Luca Sofri, www.wittgenstein.it, 7 giugno 2005)

LONTANO DAGLI OCCHI – In questi anni le forze politiche locali, fuori e dentro le sedi istituzionali, si sono accapigliate attorno a mozioni sull’Irak, su Cuba, sulla Costituzione Europea, sulla dieta mediterranea, sulla moviola in campo. Poi succedono un paio di episodi sorprendenti. Primo: un’inchiesta di Varesenews mette a nudo gli intrecci pericolosi tra ruolo pubblico e affari personali del sindaco di Busto Arsizio. E per avere qualche reazione in campo politico i cronisti devono trasformarsi in dentisti finchè l’argomento viene sepolto dall’oblìo. A Varese il Corriere della Sera (perdonate l’autocitazione) svela che in un appalto pubblico dell’ospedale si è infiltrata un’impresa in odore di mafia e qui va ancora peggio: silenzio totale, persino da parte delle forze politiche sempre reattive quando Cosa Nostra riguarda Palermo o Catania. Domanda: com’è che quando c’è da parlare in astratto di questi argomenti tutti vengono assaliti da logorrea e quando invece occorre guardare in casa propria scopriamo una preoccupante epidemia di raucedine?
LA MIGLIORE DELLA SETTIMANA – tuona il consigliere bustese dell’Udc Salomi all’ennesima critica sulla pochade della crisi comunale. Ha ragione, Salomi: cosa credono, i giornalisti, che i consiglieri comunali siano stati eletti dal popolo? La classe politica non accetta di farsi giudicare dalla magistratura (lo hanno chiarito autorevolissime fonti) e schifa il giudizio dell’opinione pubblica e dei giornali. Proponiamo a questo punto alcune soluzioni: che d’ora in avanti l’operato del ceto politico locale venga valutato a scelta dal Tribunale del Sant’Uffizio, dai Caschi Blu, dalle maestre elementari di ogni singolo consigliere riunite in assemblea. Magari loro avranno l’occhio più lungo del nostro. Pensate un po’, l’unica cosa che c’è saltata all’occhio nei rivolgimenti politici degli ultimi giorni è che gli ex consiglieri regionali trombati alle ultime elezioni hanno vinto tutti in premio una poltrona da assessore comunale o provinciale (stipendio di 3000 euro al mese)…
NO, LE BANANE NO! – Uno spettro si aggira per Varese: il commercio equo e solidale. Pare che i sonni dei consiglieri comunali di An siano turbati dall’invasione di banane coltivate da campesinos guatemaltechi o dai devastanti effetti dei fagioli boliviani sull’economia locale; manco fossero t shirt cinesi. Altra spiegazione non c’è per motivare il no dei consiglieri finiani alla mozione che chiedeva di incoraggiare in città il commercio equo e solidale. E il bello è che quelli di An, una volta scoperto che la mozione è passata anche grazie ai voti di Lega e Forza Italia, hanno preso cappello e hanno minacciato fuoco e fiamme. hanno tuonato. E quali erano allora? Il fatto è che pur di rimarcare l’identità di partito e di dar contro allo schieramento avverso, si vota no anche a pronunciamenti lapalissiani. Era accaduto la scorsa settimana sulla questione Whirlpool: gli operai di Comerio e Cassinetta hanno incassato la solidarietà di mezzo mondo, tranne che del consiglio comunale di Varese perché nel documento non è finita una frase di sostegno ai dazi anti-Cina.

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Pubblicato il 11 Giugno 2005
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