Petrolio alle stelle, 66 dollari e 50 centesimi per un barile
I dati sulle scorte statunitensi, peggiori del previsto, fanno impennare ulteriormente il prezzo dell'"oro nero"
Chi pensava che con la conquista a stelle e strisce dell’Iraq e dei suoi ricchi giacimenti il prezzo del petrolio sarebbe scesa ha avuto modo e tempo di ricredersi amaramente. Oggi a New York l’"oro nero", tenendo fede al suo soprannome, è balzato a 66,50 dollari al barile, complice la pubblicazione dei dati sulle riserve statunitensi di petrolio, risultate molto più misere di quanto si pensasse. Infatti in apertura di contrattazione il prezzo del barile sembrava dovesse scendere, segno che si confidava in dati migliori. Meno tesa la situazione a Londra, dove il Brent è in calo a 64 dollari e 89 centesimi. Si tratta comunque di prezzi molto elevati, se si tiene conto che negli ultimi quattro anni il prezzo del greggio ha subito un’impennata vertiginosa, che si configura come un’aumento strutturale, e non, almeno in apprenza, dovuto ad una congiuntura particolare.
A contribuire a questi aumenti apparentemente senza fine, che si riflettono sui prezzi della benzina, dei riscaldamenti e di tutti quei beni che vengono trasportati su strada, è una molteplicità di fattori. Tra questi si citano il continuo aumento della richiesta per la crescente industrializzazione di paesi come India e Cina, ma anche il costo delle petroliere a doppio scafo, le sole che possono evitare i gravi e ripetuti disastri ecologici del passato (Amoco Cadiz, Exxon Valdez, Prestige solo per nominare i più noti), e l’insufficenza della rete di oleodotti esistente. Per tacere, poi, dell’estrema difficoltà di crearne di nuovi, spesso in zone già di conflitto, o che diventano immediatamente strategiche (Cecenia, Caucaso meridionale, Afghanistan) non appena si progetta una di queste infrastrutture. Vi sono poi, naturalmente, fattori stagionali, come la maggiore richiesta d’inverno epr i riscaldamenti e quella estiva per il condizionamento (che a sua volta, in un circolo vizioso, rende ancora più invivibili le città emettendo calore all’esterno).
Intanto, in Italia, i prezzi della benzina "verde" salgono alle stelle: è di oggi la notizia che nei distributori della rete autostradale, e nelle regioni che hanno applicato un’accisa regionale – come Campania e Molise – si è raggiunta e superata la soglia degli 1,30 euro al litro – in vecchie lire, qualcosa come 2500 lire al litro.
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