Vi racconto il Caimano
Nanni Moretti parla del suo nuovo film ispirato a Berlusconi. E non solo
Questo il testo integrale dell’intervista pubblicata sul numero dell’Espresso del 18 agosto 2005
Nanni Moretti, a quattro anni dall’uscita de "La stanza del figlio" ha ricominciato a girare. Le riprese, cominciate a fine maggio a Roma, per le strade, in teatro di posa, in appartamenti e all’Auditorium, ma previste anche a Milano, continueranno fino a ottobre per la realizzazione di un film che fa parlare di sé fin dal titolo: Il Caimano, dall’espressione con cui Franco Cordero ha definito Silvio Berlusconi sulle pagine di "Repubblica".
"L’espresso" lo ha incontrato in una pausa della lavorazione nella sua casa a Monteverde vecchio: a far da cornice alla conversazione, la manciata di metri quadri in cui da qualche anno vive da solo ("Ma sto cercando una casa più grande. Naturalmente sempre a Monteverde") tra i disegni di suo figlio Pietro e le locandine di film appese ai muri mescolate a quadri d’arte moderna, davanti a una terrazza da poco ingentilita di piante aromatiche e bougainville.
Innanzitutto, so che non ci parlerà della trama
"È vero. In generale non amo parlare della trama del mio film. Un po’ per il piacere infantile di far scoprire la storia solo davanti allo schermo, anche agli amici. E un po’ perchè il film lo sto ancora facendo: mentre si lavora si conoscono le proprie intenzioni ma non si conosce ancora il risultato finale".
Però si può dire che sta realizzando un film politico?
"Diciamo che è anche politico. In realtà sono intrecciati aspetti diversi, di cui quello politico è molto importante. E il ‘Caimano’, il personaggio da cui deriva il titolo del film, è davvero ispirato a Silvio Berlusconi".
È vero che lei non sarà il protagonista del film?
"Sì, ed è la prima volta che succede. Fin da quando giravo i film in super8 mi è sempre venuto naturale stare sia dietro che davanti alla macchina da presa: ma questo personaggio è più adatto a interpretarlo Silvio Orlando. E poi fare i due lavori insieme mi stanca, anche psicologicamente, sempre di più. All’inizio temevo che fare solo il regista avrebbe diminuito il mio coinvolgimento emotivo e psicologico ma ora invece mi accorgo con piacere che non è vero, forse proprio per la forte componente politica del film".
È passato diverso tempo da ‘La stanza del figlio’
"È vero, sono passati tanti anni, ma non perché sia stato a dannarmi su questa sceneggiatura. I motivi sono altri. Innanzitutto, l’impegno politico ha preso molto del mio tempo e della mia concentrazione. Ho prodotto il film di Valia Santella "Te lo leggo negli occhi" e gli undici ‘diari della Sacher’, documentari ispirati alle memorie raccolte dall’archivio di Pieve Santo Stefano. E poi ci è voluto un po’ di tempo per capire quale fosse il film che avrei voluto fare dopo ‘La stanza del figlio’. Un tempo passato senza drammi nè crisi creative: semplicemente, ci voleva".
Nello spiegare il tempo trascorso, lei parla del suo impegno politico. Un periodo concluso?
"Sì. Non ho smesso perché stanco o deluso ma semplicemente perché, come fin da subito avevo detto, sono tornato a fare il mio lavoro. Faccio un mestiere che mi piace molto e che mi ha dato molte soddisfazioni: il mio impegno politico è cominciato poco dopo aver preso la Palma d’Oro a Cannes. Non sono perciò mai stato tentato dal cambiare lavoro: ho sempre considerato quell’impegno, anche se intenso, come qualcosa di provvisorio e disinteressato. E credo che proprio questo atteggiamento abbia colpito molte persone: perché vedevano un cittadino che usava la propria popolarità per esprimere valori in cui credeva, senza altro scopo. E, curiosamente, sia quelli che solidarizzavano con me, sia quelli che ne erano irritati, lo hanno fatto perché hanno sentito che da questa vicenda, nel migliore dei casi, non avevo nulla da guadagnare".
Come giudica l’esperienza dei girotondi?
"È stata un’esperienza insieme politica e umana. E il momento più intenso è stato senz’altro la manifestazione di piazza san Giovanni, del 14 settembre 2002. Un’emozione collettiva formata da tante individualità, ognuna con i propri desideri e le proprie paure. So di non essere obiettivo, ma l’ho sentita come una manifestazione diversa dalle altre, vissuta allo stesso modo sia da chi stava in piazza sia da chi stava sul palco. Il giorno dopo, i vertici della sinistra hanno commentato: ‘Non si vincono le elezioni con le emozioni’. Io però non credo che il centro-sinistra possa vincere prescindendo dalle emozioni, dalla generosità, dalla dimensione umana della politica".
Lei voterà alle primarie?
"Sì, certo".
Chi?
"Prodi".
Perché?
"Perché è l’unico, per ora, ad aver battuto Berlusconi, e perché spero che possa limitare gli apparati dei partiti".
Cosa dovrebbe fare il centro-sinistra in vista delle prossime elezioni?
"Dovrebbe arrivarci in maniera diversa da come c’è arrivato dieci anni fa, per evitare sorprese come la caduta del governo Prodi nel ’98. Avrei tanta voglia di parlare di quel periodo, ma per carità di patria è meglio evitare".
Ma la lezione è stata metabolizzata o no?
"Forse no. Il modo non brillante con cui è stato gestito il trionfo delle elezioni regionali fa pensare che le esperienze del ’98 e del 2001 non siano servite. In particolare c’è un equivoco nella rincorsa al voto moderato: in realtà, l’incerto elettore di centro vota più facilmente una persona di sinistra affidabile, credibile e coerente, piuttosto che una persona di centro-centro-centrosinistra con poca identità e personalità".
Ritiene che sia successo questo alle primarie in Puglia?
"No, lì ha contato il maggiore radicamento di Vendola nella regione e la grande motivazione degli elettori di Rifondazione. Penso invece a Cofferati che, come molti, pensavo avrebbe corso nel 2006 con Prodi. Lui però ha deciso di candidarsi a sindaco di Bologna e io non mi sono certo sentito tradito da questa scelta. Ha fatto bene: si può costruire anche da lì un ruolo politico nazionale, come hanno fatto altri sindaci e presidenti di regione".
Pensa sia un ruolo che, da sindaco di Bologna, Cofferati potrà costruirsi?
"Sì, e mi sento dalla sua parte nella battaglia per la legalità. Perché la legalità in Italia è un fatto rivoluzionario. Oltretutto, a me il rispetto delle leggi l’ha insegnato più mio padre, che era liberale, che non la sinistra. Così come il cercare di essere coerente me l’ha insegnato mio padre e non certo il pragmatismo della sinistra".
Che giudizio dà della situazione politica attuale?
"Dal 1994 il paese è spezzato in due: non perché abbia vinto il centrodestra, che in fondo vinceva da quarantacinque anni, ma perché è entrato in politica Berlusconi, che ha formato (consapevolmente o meno) dei telespettatori-elettori che non vogliono riconoscersi in un patrimonio di valori che dovrebbe essere condiviso da tutti".
Prima un elettore comunista e un elettore democristiano riuscivano a comunicare, perché sentivano di avere qualcosa in comune: la costruzione di questa democrazia. Con Berlusconi invece questo dialogo si è spezzato.
"In questi ultimi anni poi Berlusconi è addirittura peggiorato come politico: sia per mancanza di senso dello Stato che per manifesta incapacità. Per questo mi stupiscono i suoi alleati che hanno subito passivamente la sua arroganza, il suo disprezzo per l’opposizione, i suoi attacchi alla magistratura. Alleanza Nazionale dovrebbe essere un partito con senso dello Stato, l’Udc dovrebbe essere un partito moderato. E invece sono diventati tutti ostaggi di un estremista. Dei propri interessi".
E la Lega?
"In questo caso il discorso è diverso, perché purtroppo mi sembra che ci sia spesso sintonia tra i suoi rappresentanti e il presidente del Consiglio. E bisogna ammettere che nei confronti della Lega Nord, sempre portatrice di disvalori, negli anni scorsi hanno reagito più prontamente alcuni settori della chiesa cattolica che non la sinistra, che invece non ne ha compreso la potenziale pericolosità. Quando non l’ha addirittura corteggiata".
Previsioni per il futuro?
"Per il 2006 forse è meglio non farne, visto che ciò che sembrava scontato all’indomani delle regionali ora, grazie al clima così ‘costruttivo’ nel centro-sinistra, sembra di nuovo in discussione. Io mi auguro ovviamente che il centro-sinistra vinca: in quel caso però troverà un paese piegato economicamente e peggiorato da un punto di vista psicologico, costituzionale, e – perché no – morale".
Torniamo al suo film? Sa, perché non riesce facile pensare a Silvio Orlando come ritratto di Berlusconi.
"Ma io ho detto che Silvio Orlando è il protagonista del film, non che è il Caimano".
Allora il protagonista non è il Caimano?
"Non so se lo voglio dire.".
Cambiamo argomento. Quello con Silvio Orlando sembra un sodalizio duraturo..
"Ho iniziato a lavorare con lui per ‘Palombella rossa’: Silvio era un allenatore di pallanuoto straordinario, benché non capisse assolutamente niente di quello sport. Poi abbiamo lavorato nel ‘Portaborse’ di Daniele Luchetti, un film che con il suo tema anticipò di un anno gli scandali delle tangenti. Scrissi per lui anche uno degli episodi di ‘Caro Diario’, che però non girai e che è diventato poi parte di uno spettacolo teatrale che comprende anche la lettura dei miei diari di lavorazione di quel film. In ‘Aprile’ invece fu il pasticcere trotskista del musical sugli anni ’50 e ne ‘La stanza del figlio’ è stato mio paziente. Infine, ha presentato con me tutte le edizioni della ‘Sacher d’oro’, una serata-avanspettacolo in cui premiavamo i migliori film della stagione. Insomma, abbiamo lavorato molto insieme e ci capiamo al volo. Anche per questo l’ho scelto".
Oltre ad Orlando, chi sono i protagonisti del film?
"Margherita Buy, con cui lavoro per la prima volta e che è spiritosa, bravissima, adorabile. Nel cast c’è anche Jasmine Trinca, che da quando l’ho scelta per ‘La stanza del figlio’ ha lavorato molto, mentre all’epoca nemmeno si immaginava di fare l’attrice. Poi ci sono moltissimi registi a cui ho chiesto di fare gli attori, tra i quali, come sempre, Carlo Mazzacurati. Il soggetto è stato scritto da me e da Heidrun Schleef, la sceneggiatura l’ho scritta con Francesco Piccolo e Federica Pontremoli".
Chi produce e distribuirà il Caimano?
"Lo produce la Sacher film con la collaborazione della produzione francese Bac. Visto il tema del film, per rimanere indipendenti, abbiamo deciso per la prima volta di non chiedere un finanziamento alla Rai. Del resto uno dei motivi che mi ha spinto a diventare produttore è quello di poter scegliere io da chi farmi finanziare i film: per questo, da quando esiste la Sacher, con Mediaset e Medusa per principio non abbiamo mai voluto lavorare. E da molto tempo prima che Berlusconi cominciasse a fare politica. Il film poi uscirà nelle sale grazie alla Sacher Distribuzione formata da me, Barbagallo, Roberto Cicutto e Luigi Musini".
Quali film le sono piaciuti di più in questa stagione?
"’Gli Incredibili’, ‘Shrek 2’, ‘Million Dollar Baby’, ‘La sposa turca’ e ‘Le passeggiate al campo di Marte’. Naturalmente i primi due li ho visti grazie a mio figlio: altrimenti, purtroppo, non li avrei visti mai".
Com’è trattato il cinema in Italia, secondo lei?
"Male. Se però si vuole che il cinema sia amato e rispettato dagli spettatori, devono per primi cominciare a rispettarlo gli addetti ai lavori. È penoso che su sette reti televisive esista un solo programma di cinema, oltretutto presentato da Gigi Marzullo: questa è invece l’immagine che la Rai dà del cinema in Italia. Insieme alle incredibili premiazioni dei David di Donatello, quest’anno presentate da Luisa Corna e Mike Buongiorno".
Quando è prevista l’uscita del suo film nelle sale italiane?
"A marzo 2006".
A ridosso delle elezioni politiche. È casuale?
Moretti si ferma un attimo, sorride e dopo qualche secondo riprende l’aplomb dell’intervistato: "Beh, sarà pronto a marzo, capita spesso che i miei film escano in primavera. Nel marzo 2001 è uscito anche ‘La stanza del figlio’".
Ma poi cambia espressione, finge di sbottare e riprende, con la voce di quando pronuncia le più taglienti battute dei suoi film. "E poi: che devo fare se ogni anno c’è una elezione in Italia? Io che c’entro?".
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