Lo sguardo ironico sul mondo. Baj e Chiara si raccontano
Una mostra alla Galleria Ghiggini documenta l'incontro tra l'artista e lo scrittore. Roberta Cerini Baj spiega il percorso dell'esposizione
«Lo staff televisivo si stabilì nello studio di mio marito per un paio di giorni. L’incontro non voleva essere una vera e propria intervista ma una chiacchierata informale, in cui si toccavano diversi temi». Ricorda così Roberta Cerini Baj, moglie del maestro, il video girato nell’atelier dell’artista con Piero Chiara. Era il 1981.
Una piccola ma significativa mostra “Baj&Chiara visti da vicino”, presso la Galleria Ghiggini di Varese, documenta quell’incontro con una selezione di opere del maestro, il video e una galleria fotografica di Enrico Lamberti.
Raccontare. Con l’arte, con le parole, con le scelte. Raccontare la libertà, le proprie idee – senza compromessi- raccontare per raccontarsi. Le opere e la vita di Enrico Baj hanno raccontato tanto, in modo diretto, sorprendente, a volte (volutamente) polemico, non solo con l’immagine ma anche con la parola.
Il legame di Enrico Baj con la letteratura è sempre stato fortissimo. Amava leggere e per tutta la sua vita scrisse moltissimo, come è stato l’incontro con Chiara?
«Baj e Chiara erano amici, si frequentavano, ma non avevano mai lavorato insieme. L’incontro “professionale”, come ricorda Chiara nel video, è stato involontario, voluto dal caso, quando un redattore della Mondadori scelse due immagini di Baj per le copertine de “Il piatto piange” e de “La spartizione” dello scrittore varesino. Indubbiamente li univa lo sguardo ironico sul mondo, il modo divertito di osservare e valutare la realtà e il gusto di metterne in mostra l’assurdo, con quel tanto di cinismo per essere irriverenti, ma anche con la freschezza di un immaginario sempre nuovo. Avevano entrambi la capacità di essere seri senza essere grevi, leggeri senza essere banali, giocosi senza essere futili».
Come sono state scelte le opere esposte in mostra?
«La scelta è ricaduta sulle stesse opere che si possono vedere nel video e di cui loro parlano, ma sono anche scelte significative all’interno della produzione di Baj. La coppia delle due Dame, così come le serigrafie e le acqueforti della Nixon Parade, sono temi fondamentali».
Il rapporto tra parola e immagine in Baj è sempre stato presente nella sua ricerca artistica.
«Baj ha realizzato molti libri d’artista e lo affascinava la relazione tra le due espressioni. Il primo libro d’artista era tratto dal “De Rerum Natura di Lucrezio”, un testo fondamentale anche per la successiva indagine del Movimento Nucleare. Ha scritto molto, soprattutto di sé stesso, come nel volume “Auto Da Me”. Non a caso la sua ultima mostra, curata da lui stesso,”Poesia Ut Poesis” realizzata al Castello di Masnago nel 2003, intendeva sottolineare il doppio legame artista-letterato».
Che libri comprava e quali autori preferiva?
«Leggeva soprattutto saggistica. Era poi profondamente legato alla letteratura francese. Ha frequentato molto l’ambiente parigino delle grandi avanguardie e per alcuni mesi abitammo nell’atelier che era stato di Marx Ernst, dividendolo con Lucio Del Pezzo».
A due anni dalla sua scomparsa cosa crede che rimanga della sua arte per la cultura in generale e per Varese in particolare?
«Naturalmente un mio giudizio è molto personale. Mi auguro che rimanga tutto del suo lavoro, il suo messaggio di libertà e la sua onestà intellettuale, ed anche e sopratutto, il suo lavoro di denuncia».
La mostra, che rientra tra le iniziative dell’edizione 2005 del Premio Chiara, è visitabile fino al 2 ottobre, tutti i giorni dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 16.00 alle 19.30. Chiuso il lunedì.
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