«Per il Nord più fiction come Montalbano»
Incontro con la leghista Giovanna Bianchi, consigliere di amministrazione della Rai, in merito alle recenti polemiche sulle fiction “politicizzate”
«Non si tratta di fiction di destra o di sinistra, è un problema di identità culturale. Cercare di realizzare prodotti che rappresentino meglio il territorio del Nord, anche da un punto di vista linguistico. Il pubblico della parte alta della penisola si sente poco rappresentato dalle nostre fiction». Secondo Giovanna Bianchi, consigliere di amministrazione della Rai per la Lega Nord, originaria di Busto Arsizio, le recenti polemiche che si sono sollevate intorno alle fiction della Rai non riguardano la politica in senso stretto, ma il territorio. Dopo le critiche a Montalbano che si scaglia contro i comportamenti della polizia durante il G8 di Genova, un’altra polemica è stata sollevata dopo la messa in onda de Il grande Torino che nella seconda serata, trasmessa lunedì, ha ottenuto quasi il 35 per cento di share: «In questa fiction ambientata a Torino, si è parlato per quasi tutto il tempo in napoletano, ed era ambientata a Torino – spiega la Bianchi -. Va bene che era la storia di una famiglia di immigrati, ma forse non si sarebbe dovuta chiamare Il grande Torino. Di quella storica squadra raccontava ben poco, forse si sarebbe dovuta raccontare un’altra storia».
E sul caso Montalbano?
«Montalbano è l’esempio perfetto di come dovrebbe essere fatta una fiction. Mi piace moltissimo e soprattutto riesce perfettamente a coniugare la lingua, la parlata siciliana in una storia affascinante. Nessuno si sarebbe mai permesso di censurare Camilleri, sappiamo tutti come la pensa. Solo che fiction di questo tipo dovrebbero essere realizzate anche al Nord, con storie che rappresentino l’identità culturale di una determinata zona, anche nel linguaggio. Non come l’anno scorso fece Le cinque giornate di Milano, realizzato a Torino con attori che parlavano romanesco».
Quindi secondo lei non esistono fiction di destra e di sinistra, ma prodotti che rappresentano l’identità culturale?
«L’identità culturale è politica. Per mettere in cantiere una fiction ci vogliono 15 mesi circa e adesso stiamo passando al vaglio tutto quello che si sta producendo e che hanno attivato i precedenti consigli di amministrazione. È vero, ci sono state diverse fiction che si potevano dire “di sinistra”, ma sono anche stati realizzati Edda Ciano e Il cuore nel pozzo, sulle Foibe, entrambi hanno riscosso un ottimo successo. Quello che è grave non è il colore politico di una fiction, ma il fatto che non vi siano fiction targate dal punto di vista delle Regioni: Montalbano è stato visto molto al Nord come al Sud, mentre il resto delle Fiction, soprattutto quelle che hanno sempre la cadenza romana, sono meno viste al Nord. Invece prodotti come La monaca di Monza sono andati benissimo dappertutto. Dico soltanto che se si realizzassero più progetti che rappresentino in maniera corretta il territorio, le regioni, sarebbe meglio».
Come vi state muovendo in Rai per seguire questo obiettivo?
«Sono di origini bustocche e personalmente credo che il nostro territorio sia ricco di personaggi che hanno costruito l’Italia, anche al Nord. Ad esempio sarebbe bello poter raccontare la storia di quegli imprenditori che hanno risollevato l’Italia nel Dopoguerra. Oppure stiamo riprendendo in mano progetti che erano fermi da anni, come la storia di Federico Barbarossa e Alberto da Giussano. Occorre valorizzare il territorio, esattamente come ha fatto Montalbano, un bel prodotto, non solo tecnicamente, che è stato capace di far sentire presente un’identità culturale. Prodotti come questo dovrebbero essere realizzati anche al Nord».
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