Insegnanti a lezione…dalla Protezione Civile
In programma due incontri al poliplesso scolastico “Pertini” per parlare di sicurezza e del piano di evacuazione degli edifici pubblici
Dopo sette ore di lezioni con bambini delle scuole elementari e medie, gli insegnanti del poliplesso scolastico “Sandro Pertini” di via Rossini hanno avuto nel pomeriggio di lunedì 24 ottobre un insolito dopolavoro. In base infatti alla legge 626 in tema di sicurezza, i datori di lavoro hanno il compito di formare il personale sui temi della sicurezza. Il “Pertini” ha quindi deciso di concentrare i due pomeriggi di formazione previsti (quello del 24 e del prossimo 2 novembre) su un aspetto fondamentale per una scuola, ovvero il piano di evacuazione degli edifici pubblici.
Il primo dei due incontri, fortemente voluti dal responsabile dei volontari della Protezione Civile di Busto Arsizio Davide Piovesan, si è concentrato soprattutto sulla spiegazione di cosa è e come funziona la Protezione Civile, in particolare dal punto di vista della sua struttura regionale. Il prossimo appuntamento invece sarà incentrato sugli aspetti tecnici di un’evacuazione e sull’importanza del supporto psicologico in situazioni di crisi.
«Abbiamo pensato – spiega Piovesan – che è importante far conoscere il sistema di funzionamento della Protezione Civile. Il nostro mondo non è fatto solo di interventi in situazioni di emergenza, ma è un vero e proprio modo di vita e di comportamento. Crediamo che sia importante far maturare questi valori nella coscienza e nella cultura delle persone».
Protagonista principale della prima “lezione” agli insegnanti è stato l’architetto Domenico De Vita, responsabile della Sala Operativa della sezione della Protezione Civile di Milano. «Nonostante le varie riforme legislative che ci sono state negli ultimi dieci anni circa – spiega De Vita – la gestione del sistema di Protezione Civile rimane una materia di competenza concorrente fra Stato e Regione e questo è importante per garantire un’uniformità a livello nazionale». Attualmente la legge che regola l’attività dei volontari ed esperti che lavorano nella Protezione Civile è la 225, che si articola in quattro fasi: la previsione dei fenomeni naturali, la prevenzione e la predisposizione degli strumenti necessari a mitigare i rischi, « ed è qui – prosegue De Vita – che entra in gioco l’importanza della formazione a tutti i livelli», il soccorso e il ripristino delle normali condizioni di vita.
«In Lombardia – continua De Vita – abbiamo individuato cinque rischi su cui siamo pronti ad intervenire coordinando tutti i vari apparati che compongono il nostro corpo, dai Vigili del Fuoco alla Croce Rossa: il rischio idrogeologico e quello radiologico (nucleare), l’incendio boschivo, sostanze tossiche e nocive. Inoltre siamo pronti ad intervenire nelle emergenze del sistema paese».
L’apparato della Protezione Civile può contare sia su un numero consistente di volontari (circa 16 mila in Lombardia e 2000 in provincia di Varese) che sono un elemento essenziale, sia su un apparato di tecnici ed esperti in varie materia quali ad esempio la meteorologia o la geologia. Alcune delle strutture fondamentali sono ad esempio i Centri Polifunzionali di Emergenza, per il sostegno fra l’altro ai Comuni in caso di necessità e che si sta cercando di costituire in tutte le province lombarde e la Colonna Mobile Regionale, una forza di pronto impiego composta da 113 persone in grado di mobilitarsi in sei ore.
«Purtroppo i volontari non possono più permettersi di andare “romanticamente al fronte” – ha concluso De Vita – ma hanno bisogno di supporti materiali e soprattutto di conoscenze e di corsi di formazione approfonditi. È questa una delle risorse essenziali del nostro lavoro, oltre alla capacità di coordinarci fra livelli comunali, provinciali, regionali e nazionali e di aver chiaro, ognuno di noi, qual è il nostro compito all’interno dell’organizzazione».
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