La peggio gioventù di Romanzo criminale
Placido dietro la macchina da presa dirige con successo un cast di all star italiane. Quindici anni di storia italiana, efficace anche se con qualche lungaggine
Una peggio gioventù in 15 anni di storia italiana. Storia vista attraverso gli occhi di ragazzi che avevano come unico obiettivo l’indipendenza e che, invece, si sono ritrovati controllati, manovrati, osservati. "Romanzo criminale", dopo il film di Benigni, era la pellicola più attesa della stagione, un vero blockbuster italiano che atteso da diversi anni. Il paragone con "La meglio gioventù" di Marco Tullio Giordana è inevitabile, soprattutto se si pensa che il film avrebbe proprio dovuto dirigerlo il regista de "I cento passi". Invece Giordana ha rinunciato, lasciando il posto dietro la macchina da presa a un ritrovato Michele Placido che conferma sempre più, nonostante alcuni scivoloni come "Ovunque sei" dello scorso anno, di essere un bravo e accorto regista.
La storia del film è conosciuta: tre amici, piccoli delinquenti, mettono insieme una banda, una piccola associazione per delinquere in cui coinvolgono decine di persone. Con il soldi del primo grande colpo, il sequestro di un ricco imprenditore, decidono di conquistare Roma: dai giri di prostituzione all’emergente mercato della droga. Omicidi, tradimenti, amicizie. Per questi tre amici che non sopportano più “chi ha dimenticato di venire dalla strada”, non esiste senso di colpa: il Libanese/Pierfrancesco Favino (il più bravo, mai sopra le righe) si sente un imperatore e come tale vorrà finire; il Freddo/Kim Rossi Stuart è l’unico che pensa di poter cambiar vita, ma non è così facile “ripulirsi” soprattutto se c’è una vendetta da consumare e l’onore da difendere; il Dandi/Claudio Santamaria vuole soldi, molti soldi e ha un’unica passione per la prostituta Patrizia di cui è innamorato anche il commissario Scajola/Stefano Accorsi, l’unico che fin dall’inizio ha capito che a Roma si sta muovendo qualcosa di nuovo.
Intorno, molti altri personaggi che fanno da sfondo a una Roma sommersa, una Roma che vuole emergere, una Roma nascosta in cui sono protagonisti altri fatti che hanno segnato l’Italia: il sequestro Moro, la strage di Bologna, i mondiali, l’Aids. Un’Italia di un periodo storico difficile che molti anno tentato di rileggere al cinema negli ultimi anni, come il Bellocchio di "Buongiorno Notte" o il Martinelli di "Piazza delle cinque lune". E forse è proprio il continuo rimando a questi fatti storici, con insistenti immagini di repertorio, a stancare un po’ lo spettatore. Ma è poca cosa perché "Romanzo criminale" è teso, avvincente, coinvolge al punto giusto.
Placido con una sceneggiatura di Rulli e Petraglia, scritta con la collaborazione di De Cataldo (magistrato autore dell’omonimo libro), riesce a riassumere i fatti della Banda della Magliana (mai citata, ma sempre presente) in due ore e mezza nervose, in cui spesso si cerca di capire anche l’Italia di oggi. Il regista Placido, uno degli ultimi a fare un vero film denuncia ("Un uomo perbene"), sa benissimo che il passato e il presente sono legati da una linea non così tanto sottile e sa dove vuole andare a parare. E comunque riesce con successo a dimostrare che anche in Italia è possibile raccontare degli antieroi, e che, probabilmente, se di antieroi si tratta quelli che dovrebbero essere i buoni, dove sono?
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