Cento varesini all’assalto di New York
Domenica la maratona più famosa del mondo. Le sensazioni di tre rappresentanti della "nostra" pattuglia
Saranno trentacinquemila, domenica prossima, a scattare dal ponte di Giovanni da Verrazzano con un’unica idea nella mente: attraversare tutta New York di corsa nel più breve tempo possibile. Riecco la magia della maratona più affascinante del mondo: non la più vecchia, non la più importante, non quella dove si stabiliscono i record. Quella dove due milioni di persone ti guardano, ti incitano, ti coccolano per spingerti fino all’arrivo, al Central Park, al nastro che mette fine ai classici 42 chilometri e 195 metri della maratona.
Tra i trentacinquemila non manca una folta rappresentanza di nostri conterranei. Gente che si prende una settimana di ferie, che magari rinuncia alle ferie per raggiungere un obiettivo non da tutti. Sono un centinaio i varesini che hanno confermato la propria presenza nella Grande Mela. Il più conosciuto è Gianluca Genoni, campione di apnea che al pari di molti altri grandi dello sport vuole misurare le sue capacità in una disciplina diversa da quella in cui eccelle. E poi impiegati, commercianti, operai che arrivano da Luino e Gallarate, da Caronno Pertusella e da Cuvio per una rappresentanza variegata nei volti, nelle età, nelle esperienze.
Tra essi anche un gruppetto che correrà per i colori della Elmec Informatica, gruppo che rappresenta l’evoluzione di quel team “targato VareseNews” che partecipò all’edizione 2003 della corsa. Tre di loro (Alessandro, Marco e Pietro) sono passati in redazione a salutarci e a raccontarci le sensazioni a pochi giorni dalla grande gara.
Alessandro Ballerio (a sinistra nella foto) è il più emozionato. 31 anni, cestista nel campionato di promozione, si misura per la prima volta con la maratona. «Quando due anni fa alcuni colleghi tornarono da New York e mi raccontarono la loro esperienza mi venne il pallino di provarci. Spinto da un’amica ho organizzato la spedizione e ho iniziato a prepararmi con un allenamento specifico, seguendo le tabelle indicate dal sito di Hal Higdan. L’avvicinamento è durato venti settimane, ma sono felice perché ho potuto verificare i miglioramenti giorno dopo giorno. Ora so di avere un’autonomia di almeno 33 chilometri». Ma la maratona ne conta 42 abbondanti… «Gli ultimi 9 in qualche modo li farò. Non so in che condizione, ma in fondo ci arrivo!». E intanto Alessandro si coccola il pacco recapitato dagli organizzatori, con il manuale della maratona e gli oggetti destinati ai partecipanti. «Ricevere il vademecum, leggere le cifre record della gara – dai due milioni di spettatori alle cento bande sul percorso al mezzo milione di bicchieri di Gatorade – mi fa già emozionare. Figuriamoci una volta là come mi sentirò».
Il veterano del gruppo Elmec sarà Marco Secco (a destra nella foto sopra), 40enne di Brunello già a New York nel 2003 in maglia VareseNews. Per lui quella di domenica sarà la nona maratona. «L’altra volta ho corso a New York in 3h59’35”, sotto quindi le quattro ore: anche quest’anno l’obiettivo è lo stesso». L’inizio di Marco nel mondo della corsa lunga è dovuto ad un amico che aveva un obiettivo ancora più ambizioso. «Lui preparava la Marathon des Sables, una corsa nel deserto lunga una settimana con tanto di zaino con le provviste sulle spalle. Io mi accontento di correre maratone “normali”». Quella di New York però, tanto normale non dev’essere. «Beh, rispetto alle altre questa è fantastica: ha un pubblico che ti incita dall’inizio alla fine, è una vera festa della città e… ho superato Gianni Morandi. La si fa molto volentieri nonostante il percorso sia impegnativo per le rampe dei ponti e per i lunghi falsipiani. E nonostante i primi chilometri nella calca siano molto difficili perché non si riesce a trovare il ritmo della corsa. Io spero di trovare un clima “varesino”: nel 2003 c’erano 25 gradi. Troppi».
Infine ecco Pietro Basso (foto a lato), 29 anni di Comerio che sarà al via nonostante un problema ad un piede che rischia di limitarne la prestazione. «Correrò con un plantare ed una scarpa rinforzata e cercherò come Marco di rimanere sotto le quattro ore. Altrimenti mi accontenterò di arrivare in fondo». Anche Pietro iniziò a pensare a New York dopo la spedizione del 2003: «L’esperienza dei miei colleghi mi ha stimolato. L’anno scorso non mi sentivo ancora pronto; poi ho partecipato alla maratona di Milano e ho capito la durezza ma anche la bellezza di questa corsa. Mi piace l’idea di tentare di superare i propri limiti». Il problema per lui è il passaggio a cavallo tra il 30° e il 35° chilometro. «Quello è il momento peggiore, quando noi amatori viviamo incubi fantozziani. Lì ci si chiede davvero chi ce lo fa fare». Emozionato? «Sì, ma molto meno di Alessandro: lui non sa ancora la fatica che lo aspetta… Però, insomma, l’attesa si sente anche perché io a New York non sono mai stato neppure da turista».
Oggi, giovedì, la partenza da Malpensa. Poi gli atleti avranno un giorno e mezzo per ambientarsi e per effettuare una rifinitura sabato mattina. La sera prima della gara tutti i 35.000 corridori parteciperanno alla cena offerta dalla Barilla, rigorosamente a base di pasta tanto per rimarcare che gli Italiani nella Grande Mela hanno sempre fatto bene (cinque vittorie: due di Pizzolato, una per Poli, Leone e Franca Fiacconi). E poi tutti a letto: domenica il pullman che porta alla partenza passa alle 6. E alle 10,10 il via: New York è pronta per farsi invadere.
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