«Il vero problema di Ulbio era il lavoro»

Nella Valcuvia vivone e lavorano circa 40 ecuadoregni. la testimonianza adi un'amica della famiglia Soto Mogullon

Jacqueline Lara è nata a Quito la capitale dell’Ecuador  42 anni fa. Vive da qualche anno a Vergobbio, una frazione di Cuveglio, dove lavora in un’impresa di pulizie. Conosce bene la  famiglia Soto Mogollon. Alla notizia della morte del giovane Ulbio Danilo rimane in silenzio per qualche minuto. Non ci crede. Non puo’ credere che quel ragazzo taciturno e gentile sia morto legato al suo letto e imbavagliato.

Si erano conosciuti per strada. Anzi si erano riconosciuti. «Avevo incrociato Tania Soto Mogollon  (la sorella minore della vittima ndr) a Cittiglio e subito ci siamo parlate. Sa, tra connazionali funziona così. Loro sono di Guayaquil. Tania è allegra, generosa, una donna che se puo’ aiuta sempre, aveva ospitato anche una mia amica. Ulbio invece quando mi incontrava si limitava ad un semplice "ciao ciao". Mi sembrava sempre triste e preoccupato . So che ogni tanto si ubriacava, ma non era cattivo. Non parlava mai con nessuno e ho sempre pensato che avesse problemi».

La comunità ecuadoregna della provincia di Varese non è una comunità unita. Non si riunisce periodicamente e non ha un luogo preferito. Nella Valcuvia ne vivono circa una quarantina, tutti impiegati in lavori domestici, imprese di pulizie o come badanti. «Tania appena l’ho conosciuta mi ha portato a casa sua doveva viveva con il fratello e fino a qualche tempo fa con il fidanzato colombiano. Era una casa povera, molto piccola. Dormivano tutti in una stanza in un letto piccolo. Tania, però, non chiedeva mai aiuto. A volte era un po’ gelosa delle sue amiche, ma sono cose normali di donne».

Pare che Ulbio Danilo fosse molto affezionato alla nipotina di tre anni. Vita Li, l’altra sorella, vive a Varese con il marito uruguaiano di origine italiana.  Tania fino a qualche tempo fa faceva la badante in una famiglia in Viale Aguggiari.
«Erano molto uniti tra loro – conclude Jacqueline -. Tania ha sempre aiutato economicamente i fratelli. Il problema di Ulbio non era di tipo famigliare. Il suo problema vero era che non trovava lavoro e questo probabilmente lo preoccupava molto e lo spingeva a bere».
L’ultimo lavoro precario che la vittima aveva svolto era la distribuzione di volantini, impiego trovato da un’agenzia interinale di Malnate.

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Pubblicato il 29 Novembre 2005
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