Olimpias, la vicenda sbarca in Parlamento

Interrogazione del deputato dei Comunisti Italiani Cosimo Giuseppe Sgobio al Ministro el Lavoro e delle politiche sociali

Dopo l’interrogazione presentata da Marco Rizzo all’Europarlamento, la questione della chiusura dell’Olimpias, la tintostamperia di Cassano Magnago che ha chiuso i battenti nelle scorse settimane, arriva alla Camera dei Deputati. Nel testo, che porta la firma di Cosimo Giuseppe Sgobio, parlamentare dei Comunisti Italiani, si chiede al Ministro del Lavoro e delle politiche sociali di spiegare i motivi di una decisione improvvisa, che lascia a casa tutti i 117 dipendenti di uno degli 11 stabilimenti del gruppo, che fa capo a Benetton, in tutta Italia. «Quando cinque anni fa l’Olimpias ha rilevato la ditta da Colorama – si legge nel testo presentato da Sgobio – la proprietà aveva fatto credere che da lì a poco la fabbrica di via Boscaccio sarebbe diventata un “modello” per tutta la produzione europea. Inizialmente l’azienda ha confermato le aspettative, ampliando la produzione fino ad arrivare a 130 dipendenti. La fine dell’attività ed il licenziamento dei 117 lavoratori avrà conseguenze su tutto l’indotto e su stabilimenti simili come quelli di Torino e Caserta».

Sgobio non si ferma qui, e tocca i nervi scoperti dell’economia della provincia di Varese, primo fra tutti la produzione del tessile: «La crisi del settore è riportato alla luce dal caso macroscopico della chiusura dell’Olimpias di Cassano – continua l’interrogazione dell’onorevole Sgobio -. I motivi della chiusura non sono chiari: economicamente l’azienda è competitiva e con ordini garantiti per i prossimi anni, gli investimenti fatti sono il segno dell’elevato livello tecnologico e della professionalità difficilmente reinvestibile nella provincia. La chiusura improvvisa ha colto di sorpresa anche i sindacati, che non sono stati informati e non hanno potuto formalizzare accordi di alcun tipo. Le maestranze dal 18 ottobre, giorno della chiusura dell’Olimpias, fino al 26 ottobre, giorno del primo incontro tra la proprietà e i sindacati, hanno messo in piedi una protesta prolungata, con presidi e blocco dei camion. Con grande responsabilità hanno poi deciso di portare a compimento il ciclo lavorativo in corso, opponendosi solo a quei camion che a sorpresa sono arrivati per portare via il prodotto finito. Oltretutto a tutt’oggi l’azienda non ha ancora avviato le procedure di mobilità».

Le domande che l’onorevole del PdCI pone sono chiare e concise: «Quali sono i motivi che hanno portato alla decisione di chiudere? È vero che il gruppo industriale a partire dal 2001 ha ottenuto finanziamenti pubblici a fondo perduto per la ristrutturazione? Sono state rispettate le direttive comunitarie nelle procedure di consultazione dei rappresentanti dei lavoratori e nei licenziamenti collettivi? Perchè la proprietà non ha ancora avviato la cassa integrazione guadagni?». Si attendono risposte, nel frattempo la trattativa per ottenere la cassa integrazione e la mobilità va avanti           

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Pubblicato il 09 Novembre 2005
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