Per le donne varesine più lavoro e meno figli

Lo dice l'osservatorio provinciale del mercato del lavoro: oltre il 67 per cento di lavoratrici, ma "poco più di un figlio" a testa

Varese provincia di lavoratrici. Il tasso di occupazione delle donne varesine è di oltre il 67%, una percentuale già ora superiore all’obiettivo del 60% fissato dalla UE per il 2010 ed è sopra la media italiana attuale, che è del 45%.
I dati, elaborati dall’osservatorio del mercato del lavoro della provincia di Varese,  sono stati resi noti durante i lavori del Forum Nazionale Giovani Imprenditori Confcommercio, che ha visto in delegazione Marco Introini con Fabrizio Rosio e Marco Limbiati e che quest’anno si occupava dell’occupazione delle donne, come risorsa da sviluppare.

Un dato in continua crescita, tant’è vero che l’incremento totale delle forze lavoro in provincia è quasi interamente da attribuire alla crescita delle forze lavoro femminili che aumenta del 3,1% tra il 2001 ed il 2004 contro il 3,1% della componente maschile. Segno di una maggiore “appeal” delle donne per le aziende, data forse da una loro maggiore flessibilità (sono infatti più disponibili ad accettare contratti poco vincolati, temporanei o part time)
Più al lavoro della media europea, le donne varesine sono però sempre più a corto di figli: dal baby boom a oggi il tasso di figli in provincia è calato drasticamente, passando dai 2,7 figli in media per donna nel 1964 alla media di 1,16 figli per donna nel 2000 anche al disotto della già bassa media nazionale che è di 1,3 figli per donna.

«Sono dati che ci sono costati una bacchettata del ministro Prestigiacomo – ha riferito il presidente dei giovani imprenditori Ascom, Marco Introini – visto che non sono giustificati da altro che da una attenzione superiore alla carriera che alla famiglia. Qui le infrastrutture non mancano, l’abbiamo notato dalle conversazioni con i nostri colleghi delle altre regioni, non dovrebbe essere difficile conciliare famiglia e lavoro. E invece andiamo sempre più verso la crescita zero».

Il lavoro perciò, sembra che entri in conflitto diretto con la maternità: ad avvalorarne la tesi anche un sondaggio a campione, presentato proprio nel corso del forum effettuato per conto dei Giovani di Confcommercio dall’Istituto Piepoli, che rivela come ci sia difficoltà per le donne ad accedere al mercato del lavoro, e come l’82 % delle donne consideri la maternità come un ostacolo alla carriera, tanto che una su cinque non riesce a reinserirsi al lavoro.

«Per questo, è auspicabile che si realizzi un piano integrato per la famiglia, non tanto con aiuti a spot o bonus, quanto con misure strutturali che durino nel tempo» ha commentato il Ministro Prestigiacomo alla platea dei giovni imprenditori di Confcommercio, auspicando anche «Il passaggio delle riforme per l’infanzia, con ad esempio l’incentivazione degli asili nido aziendali, che potrebbero costituire un importante tassello nella vita famigliare, anche perché se è vero che la economia richiede produttività alle donne, la demografia chiede figli; figli che devono crescere a più stretto contatto della famiglia, ma non a prezzo di maggiori disagi».

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Pubblicato il 02 Novembre 2005
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