Uno schema elementare di economia
Svariate considerazioni e circostanze ci inducono a considerarci in una fase di transizione. Dalla società industriale che ha cominciato a definirsi a fine 1700, stiamo passando alla fase che, per mancanza di più generalmente accettate definizioni, possiamo chiamare postindustriale, per quello che il nome vuol dire.
Uno degli aspetti di questo periodo è la “globalizzazione”, secondo cui i confini fra gli stati sono superati in molti modi. In campo economico-finanziario, con le multinazionali della produzione, della distribuzione e della finanza. I mezzi informatici consentono lo scambio delle idee; i trasporti rapidi ed economici consentono lo spostamento di persone e merci.
E’ un bene o un male? Chi è calato nella transizione perde la prospettiva, il suo giudizio è influenzato dalle più dirette esperienze e più prossime circostanze. Mi vengono alla mente i luddisti, movimento che all’inizio del 19esimo secolo individuava nel progresso tecnologico e nei macchinari la causa dei mali che affliggevano la classe operaia in quel primo turbinoso periodo della rivoluzione industriale. Ora vengono definite quali neo-luddisti persone di ogni estrazione ideologica che ritengono come il progresso tecnologico stravolga i valori della vita e sia sorgente di male.
Temo le prevenzioni ideologiche, e vorrei quindi costruirmi un elementare schema per ragionare sulla questione. Immaginiamo una umanità primitiva divisa in tre gruppi separati: i cacciatori, i conciatori-sarti, gli agricoltori. Ognuno di questi gruppi vive in località adatte alla loro funzione ed è animato al suo interno da spirito di colleganza fraterna. Questa primitiva umanità ha due fondamentali esigenze esistenziali: nutrirsi e ripararsi dalle inclemenze del clima. I cacciatori catturano animali da pelliccia e forniscono queste pelli ai conciatori-sarti; questi conciano le pelli e confezionano abiti che forniscono ai cacciatori e agli agricoltori in cambio di grano, grano che in parte anche consegnano ai cacciatori in pagamento delle pelli.
Concentriamo ora la nostra attenzione sui conciatori-sarti. Lì vi sono persone attente e intelligenti, che escogitano metodi sempre più efficienti per conciare le pelli e confezionare gli abiti. La produzione necessaria per i bisogni propri e per consentire l’interscambio con i cacciatori e gli agricoltori, che prima impegnava tutta la comunità, ora e progressivamente può essere svolta da meno persone, liberando tempo ed energie per alcuni. E questi, cosa faranno? Se ne staranno in panciolle con il naso all’aria, a guardare il volo dei rondoni? Nella comunità vi sono sentimenti di fraterna collaborazione e le persone, liberate dalla fatica della conciatura e cucitura, coltiveranno l’orto (che anche il popolo degli agricoltori fa con maggiore efficienza, ma vuoi mettere la verdura fresca dell’orto di casa?), andranno a caccia o pesca (che anche il popolo dei cacciatori fa con maggior efficienza, ma vuoi mettere la freschezza della trota pescata nel ruscello vicino a casa?). Oppure immagineranno nuove modalità di conciatura e cucitura, aumentando ulteriormente l’efficienza della produzione primaria. Magari dipingeranno scene di vita sulle rocce vicino al villaggio, o scolpiranno immagini della donna di cui sono innamorati, e la mostreranno a tutti i compagni che stupiranno alla maestria della rappresentazione e chiederanno simili sculture per le loro innamorate. Alcune persone sensibili e intelligenti, stimolate dalla voglia di esprimersi e di conservare e trasmettere le idee, magari inventeranno la scrittura, e qualcuno la sera, sollevato durante il giorno dalla fatica di conciare, tagliare e cucire pelli, guarderà il cielo stellato e si chiederà cosa rappresenta, chi lo ha creato, come si muovono tutti quei punti luminosi. Nascono l’arte e la scienza, la ricreazione, e la qualità della vita per tutti migliora
Certo bisogna che chi esercita la manifattura, che consente lo scambio di prodotti essenziali (materie prime e viveri), apprezzi le verdure e il pesce freschi, nonché tutti gli altri prodotti della cultura. Se putacaso questi lavoratori fossero rimasti grezzi e insensibili, concentrati sul loro compito primario, gli artisti e gli studiosi sarebbero considerati parassiti e finirebbero emarginati, disoccupati e mendicanti.
E se i cacciatori e gli agricoltori si impadronissero delle tecniche produttive dei conciatori-sarti? Sarebbe possibile, ma a che pro? Se i loro prodotti sono abbastanza valutati, ognuno si specializzerà in ciò che meglio sa fare, grazie alla tradizione, alla applicazione e alla attenta innovazione, aiutato dalla collocazione storica, geografica e culturale della sua comunità.
Questo schema mi aiuta a ragionare sui problemi che ora si presentano riguardo alla concorrenza internazionale, alla perdita di competitività, al risparmio di manodopera consentito dal progresso tecnologico, al reimpiego della forza lavoro esuberante e ai modi di migliorare la qualità della vita. Vedremo.
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