Bambini sulle scale del Prado

La settimana scorsa ho passato quattro giorni di full immersion a Madrid vedendo musei, dopo molto tempo che non viaggiavo. Ora, strana combinazione, leggo sul Corriere della Sera un articolo di Beppe Severgnini che dice come egli da un anno stia viaggiando con vari pretesti, ma in realtà per pura voglia di rivedere il mondo. Egli combatte così la Sindrome dell’Articolista di Mezza Età, del giornalista che, anziché essere stimolato a scrivere da fatti che osserva, ragiona su ricordi. E qui, con amara simpatia, Severgnini considera come ai giornalisti accada da giovani di avere molto da dire ma di non sapere come dirlo, mentre quando hanno imparato come dirlo, non hanno più nulla da dire. E’ l’aforisma del giovane che ha denti ma non ha pane, mentre il vecchio… Egli poi osserva come viaggiando si dia spazio alla “serendipity”, parola che conosco e che raramente sento, di modo che ho dovuto controllare sul vocabolario: significa trovare ciò che non si cerca. E infatti Severgnini, senza aspettarselo (?), ha trovato conferma che in Italia la ricerca è poco o punto incoraggiata.
Lo penso anch’io, e fa piacere vedere come anche altre persone di conoscenza e sensibilità la pensino allo stesso modo. Ho avuto altra simile conferma da un TG speciale di RAI1 che per combinazione sono riuscito a prendere di sfuggita una sera nella camera di albergo a Madrid. Un economista diceva che in Italia i cittadini devono abituarsi ad essere frugali per un periodo di cinque o dieci anni, finché l’Italia non abbia recuperato il deficit di progettualità ed efficienza che ha accumulato nei confronti degli altri paesi. Sono d’accordo sulla frugalità e sulla necessità di progettualità (e aggiungerei anche creatività). Ma, una volta constatati questa situazione e questo bisogno, resta il problema della realizzazione. Come ho già scritto, la creatività non scaturisce da esortazioni. Ci vogliono finanziamenti: persone intelligenti e determinate devono essere ben pagate e devono essere dotate di mezzi per ricercare e studiare e sperimentare e affinare. E questo deve avvenire in un clima di dibattiti e stimoli culturali. L’ambiente deve prestarsi, favorire e incoraggiare.
E su quest’ultima notazione ecco una casuale osservazione fatta al Prado (ha ragione Severgnini, che bisogna viaggiare per vedere cose e trarne esperienza e stimolo). Dal terzo piano (dove sono incisioni di Goya) al secondo piano al Prado vi sono un paio di rampe di scale con corrimano. Una lunga fila di bambini le scendeva, assistiti da maestri e maestre. Avevano tutti tre anni (ho chiesto l’età) ed erano andati a visitare il museo del Prado. Bambini di asilo. Occhi sgranati, visi sensibili e curiosi, treccine bionde o capelli neri, passi cauti scendendo i gradini, le manine si tenevano ai corrimano alti sopra le loro teste: una immagine toccante e bella. Tornato in Italia, la sera del mio ritorno, ho assistito alla televisione a una lunga intervista a Enrico Boselli, segretario del SDI, che affermava come per lui le prime tre priorità in Italia fossero nell’ordine: la scuola pubblica, la scuola pubblica, la scuola pubblica. E anche qui sono d’accordo. Ma sono episodi minimi. Come l’osservazione di lunghe file di persone sul marciapiede delle vie di Madrid, che aspettano l’autobus per poi salire rapidamente rispettando con calma e ovvietà l’ordine di precedenza. Senso di disciplina e rispetto degli altri, base di una civile convivenza. O il self service alla esposizione dell’armeria del Palazzo Reale, pulitissimo, con cameriere gentili e sollecite a sgomberare i tavoli lasciati liberi, con utenti numerosi che, nella giornata di festa, godevano della mattinata libera e parlavano fra loro sottovoce. Disciplina e rispetto di sé, orgoglio di essere parte di una comunità. In una città ordinata ma che ama la vita, con servizi pubblici che funzionano, con treni efficienti e confortevoli ed una metropolitana modernissima con undici linee, dove nelle vetture pulitissime gli altoparlanti preavvisano la fermata e annunciano le coincidenze. Viene veramente voglia di capire a cosa sia dovuta questa differenza tra la Spagna e l’Italia. L’impressione che ne ho ricavato (ma il mio non era un viaggio di studio, era una ricerca di emozione estetica e di approfondimento verso alcuni pittori), è che la Spagna, affacciatasi dopo l’Italia alla democrazia e al progresso civile, sia ora ben più avanti di noi. In queste comparazioni bisogna stare attenti a non lasciarsi influenzare dallo stato d’animo. Ci vuole metodo e distacco. Quindi prendo queste impressioni con beneficio di inventario. Eppoi simili impressioni non servono a risolvere i problemi. Bisogna capire e conoscere le circostanze, per trarne delle decisioni operative. Cito un esempio che riguarda il nostro territorio. Non sono finora riuscito a trovare uno studio esauriente e metodologicamente serio riguardo l’impatto economico di Malpensa sul territorio. E nemmeno ho trovato un simile studio riguardo l’impatto economico della tanto enunciata vocazione turistica di Varese. Eppure abbiamo a Varese una facoltà di economia, e studenti del territorio devono pur fare ricerche e tesi di laurea. Parlavamo sopra di un clima di dibattiti e stimoli culturali che favoriscono la ricerca!

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Pubblicato il 03 Dicembre 2005
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