Salviamo le ville e i giardini di Luino
Un giovane studente luinese propone una carta etica per difendere i beni naturali e culturali del Luinese e metterli in rete
Una carta etica per difendere i beni culturali e naturali del Luinese e promuovere iniziative culturali che rivalorizzino il patrimonio che il territorio offre. Questa la proposta di Federico Crimi, giovane laureando in architettura di Luino protagonista in passato di alcune iniziative con il Fai, Fondo per l’ambiente italiano, e Italia Nostra per la promozione delle ville e dei giardini storici di Luino. Il Palazzo Serbelloni, Palazzo Rossi, il giardino di Villa Fonteviva, le ville sul lungolago, il Palazzo della Banca Popolare di Luino e di Varese e molti altri luoghi sono lì da ammirare ma sono chiusi. «Luino è una città che ha una storia di tutto rispetto – spiega Crimi – e questo lo dobbiamo ad esimi studiosi come Alessandro Pisoni e Pierangelo Frigerio che hanno ricostruito con rigore da veri storici quello che questa città ha prodotto nel tempo».
Personaggi illustri come Piero Chiara e Vittorio Sereni ne hanno esaltato le doti e le bellezze e questo i luinesi non devono dimenticarlo. Per fare ciò, secondo Crimi, serve una carta che contenga i principi e i capisaldi per una rivalutazione ordinata in base alle esigenze che dovrà avere un valore etico di condotta per chi dispone del territorio. In poche parole bisogna cominciare a stare attenti a cosa si distrugge per far spazio all’edilizia evitando errori fatti in passato e che poi si rivelano fatali per tutta una serie di iniziative. Un esempio potrebbe essere il parco letterario dedicato a Piero Chiara, quando la guida giunge al punto dove sorgeva il casino di Mama Rosa non può far altro che dire, in modo un po’ sconsolato, dove ora sorge questo palazzo moderno c’era la casa d’appuntamenti narrata da Chiara. Ma in cosa consiste l’idea di Crimi? «In sostanza prima di tutto sarà utile segnare su una cartina i luoghi e i palazzi da salvare e quelli da sacrificare – continua l’ideatore – rilevando quali, tra i luoghi da salvare, sono quelli da mettere in cima alla lista delle priorità, perchè più fatiscenti o più importanti dal punto di vista storico da recuperare e in seconda battuta creare una carta di principi alla quale chiunque si deve attenere dai politici ai privati».
L’idea di Federico Crimi parte dal presupposto che la Sovrintendenza del ministero dei beni culturali non riesce a controllare tutto il patrimonio artistico italiano e quindi si deve creare nel territorio, anche tramite esperti e consulenti, un modo per salvaguardare quel patrimonio considerato minore. Crimi prende a modello quello che si sta facendo con la rete museale della Comunità montana della Valcuvia o in Ticino con la Pinacoteca Zust di Rancate dove viene conservato il patrimonio pittorico ticinese anche se non di grandissimo spessore. «Le numerose chiese presenti sul nostro territorio – conclude Crimi – sono piene di dipinti a tema religioso che vengono tenuti in cantina e che necessitano di restauro, numerosa l’oggettistica sacra e molti sono i bei giardini con antichissime camelie, fiori simbolo del lago Maggiore; per fare questo servono privati che aiutino con contributi economici e ho già trovato alcune sponde in questo campo favorevoli a questo mio progetto».
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