Privatizzazione Sea business plan troppo prudenziale
Questo il motivo del fallimento della privatizzazione secondo il segretario Fit Cisl della Loombardia Dario Balotta
Riceviamo e pubblichiamo
E’ contraddittorio sostenere che non sono state presentate offerte a causa di un business plan troppo prudenziale quando gli acquirenti – tutti esperti del settore del trasporto aereo – erano perfettamente in grado di valutare le ipotesi sottostanti e le decisioni sulle quali si basa il piano. Ipotesi e scelte che hanno decisamente turbato i potenziali acquirenti. Infatti la SEA è da poco riuscita a farsi abbandonare da un ulteriore storico cliente (l’handling della British Airways) e a breve ne perderà sicuramente altri per la liberalizzazione dell’accesso allo scalo di Malpensa disposta dall’ENAC. Oppure la cannibalizzazione dei clienti di pregio del terminal 1 di Malpensa operata dall’inspiegabile arrivo della low cost Easyjet al contiguo terminal 2, che abbasserà l’introito medio per passeggero. Inoltre la società deve fronteggiare un probabile spostamento di voli da Linate a Malpensa, un rinvio da parte dell’ENAC del contratto di programma (e quindi dello sviluppo degli investimenti statali) e un clima di relazioni sindacali sempre più compromesse da atteggiamenti antisindacali e quindi dannosi. E’ bene invece che Albertini, nell’ultimo scorcio di mandato, concentri maggiormente l’attenzione su un management societario che sta divenendo sempre più autoreferenziale. Per superare questo impasse occorre che la dirigenza SEA si confronti in modo aperto con i suoi portatori di interessi (passeggeri, vettori, clienti) e con mercato degli investitori milanesi. Questo però può solo avvenire con una quotazione delle azioni in borsa e non cedendo quote di minoranza con pasticciate gare.
DARIO BALOTTA
SEGRETARIO GENERALE FIT CISL LOMBARDIA
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