L’ombra della mafia su tutta la provincia

La criminalità organizzata al centro di un incontro organizzato dall'associazione Libera. Tra i relatori il pm Agostino Abate

La percezione comune è quella di un problema grave ma lontano. Parlare di mafia, o meglio di mafie e associarvi il territorio varesino suona quasi come una forzatura, un’esagerazione. Poi i fatti di cronaca, gli arresti, le vicende di criminalità quotidiana rendono l’ombra della malavita organizzata sempre meno distante e sfuocata e affrontare l’argomento, anche per la terra dei laghi, diventa necessario. È per questo che il coordinamento provinciale di “Libera”, l’associazione che da anni lotta attivamente contro la mafia, ha organizzato ieri al Salone Estense di Varese un incontro pubblico sul tema.

Al tavolo dei relatori accanto al coordinatore dell’associazione Lorenzo Frigerio, a Marco Fazio e al giornalista di Varesenews Michele Mancino, Agostino Abate il magistrato del tribunale di Varese specializzato in inchieste antimafia. Il pm non ha negato l’esistenza del fenomeno malavitoso nel Varesotto e ne ha sottolineato la gravità. «Non è corretto dire che la mafia è localizzata solo al sud della provincia – ha precisato –. Questo territorio ha delle particolarità che lo rendono molto attraente per le organizzazioni mafiose. Ho avuto modo nel tempo di capirlo e di osservare le caratteristiche tipiche della criminalità organizzata. Sono qui da più di vent’anni e quando sono arrivato avevo già maturato una buona esperienza in questo campo perché venivo da una terra dove la Camorra era alla sua massima espansione». Nella sua carriera Abate ha condotto le indagini di due grandi processi contro la ‘ndrangheta: “Isola felice 1” e “Isola felice 2” e dell’inchiesta sul riciclaggio di denaro proveniente dal narcotraffico con ramificazioni nella vicina Confederazione elvetica.

Di fronte ad una sala gremita di partecipanti, tra cui anche il candidato sindaco del centrosinistra Antonio Conte, non ha esitato a esternare le mille sfaccettature del problema: dallo spaccio di droga al traffico di armi, dalla candidatura al Senato di Giulio Andreotti alla legalità in politica. «La provincia di Varese – ha aggiunto il magistrato – ha due grandi "porte" che hanno comportato pesanti conseguenze dal punto di vista dell’illegalità. Una è Malpensa l’altra il confine Svizzero da cui la mafia ha importato centinaia di armi ed è arrivata perfino ad "esportare" la propria organizzazione oltre la frontiera elvetica».

Il discorso ha toccato anche la criminalità straniera, «troppo difficile da radicare nel territorio italiano ma frequente come "collaboratrice" di quella locale» e la diffusione della cocaina. Su quest’ultima "la droga che non si vede" il pm ha insistito in modo particolare prendendo spunto dagli ordinari fatti di cronaca: «La cocaina ha il difetto di non essere percepita. È un mondo più diffuso di quanto si pensi, che riguarda ogni fascia della società e che diventa ogni giorno più invitante per la delinquenza mafiosa». Come intervenire? «Con l’azione sociale – ha concluso Abate – ma soprattutto con quella istituzionale. Risolvere il problema è un’operazione estremamente difficile ma non si potrà mai ottenere niente senza un serio impegno e una profonda attenzione dall’alto».

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Pubblicato il 28 Aprile 2006
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