Marijuana, la metà degli adolescenti l’ha già provata
Secondo gli esperti «il fatto di cronaca conferma la tendenza all’abbassamento dell’età delle prime esperienze con le sostanze stupefacenti»
La ricerca era stata presentata un paio di mesi fa dall’Asl di Varese e riguardava un campione di giovanissimi dai 15 ai 19 anni in 18 istituti varesini. Uno spaccato che risulta da questionari anonimi che i giovani hanno compilato. Tante le domande, tra cui anche i quesiti sulla droga e le sostanze che la legge chiama psicotrope. I risultati fanno pensare. Poco meno della metà del campione, che comprende un totale di 1685 ragazzi (45,2%) ha provato la marijuana nella propria vita, più frequentemente tra i maschi (51%) rispetto alle femmine (39,5%).
Una piccola parte (4,7%) riferisce di averla sperimentata a meno di 13 anni ma la maggior parte riporta di averla provata la prima volta tra i 13 e i 16 anni (36,6% del campione) e un ulteriore 4% dopo i 16 anni.
Come atteso, la percentuale aumenta con l’età, passando dal 18,4% dei 15enni al 59% dei 19enni, con un incremento particolarmente accentuato tra i 15 e 17 anni.
I luoghi in cui maggiormente gli intervistati hanno fatto uso di marijuana sono concerti, cinema e teatri (11,2%) e discoteche (8,8%), mentre il 2,5% indica la casa di amici, l’1,1% la scuola e una pari percentuale l’esterno della scuola. In molti casi la marijuana viene utilizzata in gruppo con gli amici (’80,4% degli utilizzatori), in altri casi con i compagni di scuola (8,8%) durante feste, incontri tra amici o in vacanza.
Le motivazioni che indurrebbero all’uso della sostanza sono nella maggior parte dei casi il desiderio di superare una sensazione di noia (25,9% delle risposte); in altri casi è la voglia di sentirsi meglio o la pressione del gruppo dei pari. Meno numerosi sarebbero quanti la consumano per provare sensazioni forti (7,4%) o per migliorare il proprio umore (7,1%) e, ancor meno, coloro che lo fanno per rilassarsi (3,2%).
La sensazione soggettiva legata al fumo di marijuana è, per la maggior parte di quanti hanno risposto, di sostanziale indifferenza (24,0%) mentre un ulteriore 17,6% ne ribadisce il ruolo di facilitatore nei rapporti con gli altri.
Il consumo contemporaneo di alcol e marijuana è la regola per il 2,6% del campione.
«Il fatto che il bambino abbia 9 anni conferma la tendenza attuale all’abbassamento dell’età delle prime esperienze con le sostanze stupefacenti, dimostrato da una ricerca dell’ASL e dalla nostra esperienza sul campo. Sicuramente c’è un’offerta maggiore sul territorio di droghe e anche sostanze più pesanti delle canne» spiega Marisa Ferraro, pedagogista ed educatrice professionale che coordina e supervisiona il lavoro delle equipe di educatori della cooperativa sociale NaturArt che dal 1994 si occupa di servizi educativi rivolti ai minori, formazione e consulenza a tutti gli adulti che intercettano nel loro fare degli adolescenti.
«Il gruppo dei pari è l’ambito privilegiato per separarsi dalle figure adulte – spiega l’esperta – e costruire una propria identità. Nella fase adolescenziale provano nuove emozioni al di fuori della famiglia, si provano i propri limiti e si sperimenta la trasgressione, tra queste anche l’uso di droghe e alcol».
«L’episodio è grave soprattutto perché si tratta di un bambino, ma non bisogna drammatizzare – conclude Marisa Ferraro . Il ragazzo sta facendo un suo percorso di crescita. Come adulto devo cercare di capire il messaggio che mi sta lanciando. I figli cambiano stile comunicativo quando sono piccoli piangono, quando crescono si comportano in maniera a volte incomprensibile, ma mandano continuamente dei messaggi. Il bere piuttosto che farsi le canna, ma anche ascoltare un certo tipo di musica o vestirsi in un certo modo sono segnali»
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