Come aumentare la qualità della formazione

Presentata presso l’Associazione Artigiani una ricerca di Confartigianato per capire le strade da percorrere per la formazione professionalizzante

Una ricerca sulla formazione professionalizzante per gli apprendisti che analizza i percorsi di professionalizzazione dell’apprendistato, i fabbisogni espressi dalle imprese e il raccordo con le strutture di formazione in alcuni specifici settori: metalmeccanico, edile, tessile, turismo e terziario.  Sono questi i contenuti della ricerca presentata ieri presso la sede dell’Associazione Artigiani della Provincia di Varese.

La ricerca è stata realizzata da Confartigianato nazionale insieme a CESOS e Studio Meta & Associati, per l’ISFOL l’istituto del Ministero del Lavoro che si occupa dello sviluppo della formazione professionale dei lavoratori.
L’incontro ha permesso un confronto costruttivo tra imprenditori artigiani che hanno formato apprendisti, le istituzioni (Provincia di Varese e della Regione Lombardia), le parti sociali territoriali e gli Enti di formazione professionale. Pur nella distinzione di ruoli e competenze, è emersa la necessità di stabilire una stretta relazione tra i percorsi di formazione esterna ed i percorsi di inserimento e di formazione professionale in impresa.

Nello specifico, la sfida si svolgerà su più fronti:
– innalzare la qualità della formazione, soprattutto dal lato dell’offerta (innalzamento del livello di competenze professionali dei docenti e utilizzo di strutture con laboratori adeguati),
– operare un maggiore collegamento ai reali fabbisogni formativi della micro impresa,
– prevedere la formazione di figure professionali omogenee attraverso modalità di costruzione del piano formativo individuale, capaci di cogliere le esigenze e le aspettative di imprese ed apprendisti.

Spesso, infatti, emerge l’esigenza di non ripercorrere modalità formative di tipo “scolastico” rispetto alle quali questi giovani sono usciti precocemente.

Come fare? Da più parti è stata avanzata l’ipotesi di utilizzare la bilateralità quale mezzo per il raggiungimenti di tali obiettivi anche creando quelle necessarie sinergie tra i diversi strumenti a disposizione.

Allo stesso modo è emersa l’esigenza di considerare la formazione nel suo complesso (orientamento, accesso al lavoro, aggiornamento continuo) quale leva strategica per la competitività e lo sviluppo delle imprese.

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Pubblicato il 26 Maggio 2006
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