“Più innovazione e cultura per vincere all’estero”
Intervista ad Alberto Onetti, docente di economia delle imprese internazionali all'università dell'Insubria
Le piccole imprese varesine non hanno paura di scavalcare i confini nazionali e 9 imprese su 10 sono presenti all’estero. A dirlo è una recente indagine presentata e realizzata dall’Associazione delle piccole e medie industrie (Api) di Varese curata da Alberto Onetti, docente di economia e gestione delle imprese internazionali e direttore del Centro di ricerca in economia sanità innovazione e territorio dell’univeristà dell’Insubria (Cresit). «Si tratta di un’analisi di grande utilità – ha spiegato Onetti – da cui emerge che il sistema imprenditoriale varesino rispecchia esattamente quello nazionale: le piccole e medie imprese si internazionalizzano passo dopo passo, con una forte gradualità».
Come avviene questo percorso?
«Generalmente iniziando con le esportazioni oltre confine e poi investendo in modo diretto all’estero. Questo approccio, fortemente prudente, richiede però tempi molto lunghi ed è problematico capire come si possa riuscire a conseguire o mantenere il proprio vantaggio competitivo all’estero in un mercato dove le relazioni e gli scambi sono caratterizzati da cambiamenti rapidi e continui. Ci sono comunque eccezioni, casi di imprese particolarmente eccellenti che riescono a piazzarsi nei mercati esteri senza seguire il percorso tradizionale».
Per esempio?
«Le imprese italiane e varesine particolarmente eccellenti sono molte. L’università ha in cantiere un progetto per la creazione all’interno del dipartimento Cresit di un "innovation lab" per raccogliere i casi di realtà imprenditoriali di successo per valorizzarle e studiarne le particolarità».
Su cosa devono puntare le piccole imprese per riuscire ad internazionalizzarsi in modo vincente?
«Devono investire sull’innovazione e puntare sulla cultura manageriale. Le aziende devono comprendere che si trovano ad operare in un contesto nuovo e dinamico e devono riuscire a riprogettare la loro organizzazione in modo da renderla in grado di operare a livello globale».
Una delle caratteristiche di successo delle piccole medie imprese è la loro capacità di fare rete: è possibile esportare all’estero questo modello?
«Alcuni anni fa avevamo realizzato una ricerca sul sistema di piccole imprese italiane in Romania. In quel caso era stato messo a punto un tentativo di trasferimento del sistema distrettuale domestico all’estero ed erano emersi aspetti molto interessanti e possibilità di valorizzazione. In questo momento esistono infatti degli strumenti innovativi che permettono alle imprese di superare il legame con il territorio che perde così la sua crucialità».
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