Un centro ricerca sulla logistica per la Liuc

Presentata oggi C-Log, nuova struttura di ricerca e servizi alle aziende: si occuperà di studiare le migliori soluzioni in materia di organizzazione produttiva, trasporti e stoccaggio merci

Da oggi la Liuc di Castellanza ha una nuova freccia al suo arco: si chiama C-Log, ed è il nuovo centro di ricerca sulla logistica dell’ateneo. Il direttore Fabrizio Dallari, docente di gestione dei sistemi produttivi e logistici presso l’università, ha spiegato insieme al collega Carlo Noè quali sono i motivi che hanno portato alla decisione di costituire un centro ricerche specificamente mirato allo studio della logistica.

"I tempi evolvono: aumenta la delocalizzazione, e i percorsi delle merci si allungano. Aumenta anche la frammentazione delle attività produttive, data la pratica dell’outsourcing e la complessità di prodotti fatti di parti fabbricate in luoghi molto distanti". Date queste premesse, risulta facile capire come la logistica – che si occupa dei flussi di materiali dai fornitori fino al prodotto finito e di ogni servizio correlato – costituisca un pilastro fondamentale dell’economia moderna. Tanto più in tempi in cui, all’integrazione verticale tipica della fabbrica fordista (in ambito occidentale) o del kombinat (nel defunto blocco sovietico) succede una decentralizzazione delle produzioni che solo la logistica può governare.

Cosa farà C-Log nel concreto? Ricerca, consulenze per aziende,
formazione
a tutti i livelli – dal dipendente fino al manager – e
informazione tramite eventi, convegni e pubblicazioni: questo il
programma del centro ricerche. È stata Univa a premere perchè si
arrivasse a creare questa struttura, come ricorda Mauro Luoni – e
proprio fra le aziende del territorio, ormai integrate in un network
complesso di relazioni commerciali e tecniche con l’Italia e l’estero,
intende svolgere la sua attività C-Log, che mira a consolidare le
proprie risorse, prima di tutto umane e di competenza, quindi a farsi pubblicità e procacciarsi clientela a livello nazionale, attirando in zona aziende del settore. Queste, come sottolinea Noè, ormai non si limitano più ad occuparsi di trasporto merci: "Chi oggi vive di solo trasporto merci ha l’acqua alla gola, visti i costi del petrolio. L’azienda logistica oggi coordina, prima di tutto; può anche svolgere funzioni accessorie, dal repackaging alla personalizzazione dei prodotti, fino all’assemblaggio, in alcuni casi, di componenti giunte da diversi Paesi. Tutto questo a beneficio del cliente finale, che nei casi di ‘grandi firme’ ormai si limita a ideare il suo prodotto, a pubblicizzarlo e a fare i dovuti controlli di qualità, affidandone fabbricazione, trasporto e distribuzione a parti terze di sua fiducia".

Ma perchè scegliere proprio il Varesotto come sede di un centro ricerche? Al di là della disponibilità di personale preparato, la Liuc ha analizzato la situazione strategica ed infrastrutturale del territorio. "Qui arriva merce da ogni parte del mondo, destinata a mezza Europa" spiega Dallari. "Del resto l’Italia è da sempre una sorta di molo naturale affacciato nel Mediterraneo, a metà strada lungo la rotta navale Estremo Oriente-India-Suez-Gibilterra-East Coast americana. Qui, nella Lombardia occidentale, si incrociano le due aree più economicamente dinamiche d’Europa, quella che Londra scende fino a Milano attraverso le Fiandre e la Renania (la "spina dorsale" d’Europa, ndr) e una nuova area emergente, l’"arco latino", che da Milano si spinge attraverso la Francia meridionale e la Catalogna fino a Valencia. Sempre qui vicino, nel Novarese, si incrociano il Corridoio V Lisbona-Kiev e quello detto dei Due Mari tra Genova e Rotterdam". In questo quadro il Varesotto, penalizzato da infrastrutture stradali carenti (Autolaghi sempre intasata, "colli di bottiglia" a non finire) è rimasto un po’ indietro a dispetto delle enormi potenzialità di Malpensa. Mentre le aree lombarde adiacenti alle autostrade hanno visto negli ultimi dieci anni i magazzini delle aziende di logistica sostituire man mano i capannoni dell’industria, a Varese il fenomeno è ancora molto ridotto. Ma con la prossima apertura dei trafori ferroviari del Loetschberg (2007) e del Gottardo (2015) e le possibilità offerte dal terminal Hupac, la faccenda si farà interessante per molte aziende; da qui l’opportunità di cogliere la palla al balzo.

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Pubblicato il 22 Maggio 2006
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