Allarme aggressioni: i lavoratori chiedono protezione
Fermata di un'ora davanti alla mensa al Terminal 1. I sindacati chiedono interventi di Enac, Polizia di Stato e Sea per prevenire situazioni simili
La situazione per i lavoratori di Malpensa è arrivata ad un punto di non ritorno. Le aggressioni ai dipendenti del settore check-in la scorsa settimana hanno toccato quota 4, le minacce si ripetono da tempo ed è arrivato il momento di dire basta. Sindacati e lavoratori si sono ritrovati davanti alla mensa del Terminal 1 per una “fermata” di un’ora, dalle 10 alle 11, utile a chiarire le strategie per il futuro, in modo da evitare che fatti del genere si ripetano.
La sensazione, per chi osserva le dinamiche di questa situazione fuori controllo, è che manchi informazione e che tanti lavoratori si sentano soli e indifesi. Le due aggressioni dell’ultima settimana hanno lasciato segni evidenti sui corpi di due dipendenti: uno zigomo tumefatto e una spalla lussata, colpite rispettivamente da un pugno di un coraggiosissimo boxeur in erba che non ha trovato nulla di meglio da fare se non colpire una ragazza che distribuiva buoni pasto ai passeggeri in attesa di un volo in forte ritardo, l’altra da un trolley scagliato con violenza alle spalle mentre tentava di arginare la folla inferocita. Il bello è che entrambi i due nervosi vacanzieri sono decollati e ora sono sdraiati al sole delle spiagge meta delle loro “meritate” ferie estive. Questo punto è il più criticato dai lavoratori: nell’assemblea odierna alcune dipendenti più esperte hanno ricordato una normativa di Enac, a quanto pare non messa in pratica dalla società che gestisce i servizi aeroportuali, datata 2003. Sarebbero 3 i livelli di rischio evidenziati con le risposte e i comportamenti adeguati ad ogni circostanza. Ci sarebbero anche corsi di formazione da fare, ma anche di questi nessuna traccia. Sea da parte sua si è detta pronta a velocizzare e rafforzare le procedure di sicurezza interne per tutelare i lavoratori, per i quali è garantito anche l’appoggio legale.
«I lavoratori hanno il diritto di bloccare il passeggero che minaccia la sicurezza del dipendente e del volo stesso – spiegano i più esperti -. Chiamare i responsabili dell’aeroporto e della compagnia è un diritto, se si rifiutano di intervenire sono passibili di denuncia. In caso di pericolo al passeggero che esagera può essere negato l’imbarco e può essere cancellato dal volo. Nulla di questo è stato fatto perché manca informazione». Un altro lavoratore denuncia «la mancanza di adeguati controlli da parte della Polizia – spiega -: sono troppo pochi, intervenire con adeguata forza è necessario, ma per farlo si dovrebbe rivedere tutto il piano sicurezza dell’aeroporto, non adeguato ad uno scalo che vuole essere internazionale».
Le soluzioni proposte dai sindacati sono due. Da una parte un tavolo che Enac e Polizia hanno garantito di aprire con i responsabili dell’aeroporto per studiare soluzioni che evitino pericoli per lavoratori e soprattutto lavoratrici, con il coinvolgimento della Prefettura. Dall’altra un intervento sulle compagnie e sui vettori per evitare che le manovre commerciali che provocano ritardi, come l’overbooking. La richiesta forte è che i lavoratori non vengano lasciati soli a fronteggiare orde di vacanzieri che sfogano lo stress di un anno intero su dipendenti che poco c’entrano con i ritardi delle compagnie aeree. Nel caso non vengano trovate soluzioni, le proteste e le azioni di forza si ripeteranno e prenderanno forme diverse e sostanziali.
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