Varesotto autonomo. Ma quanto ci costa?
Molti comuni hanno più dell'85% di autonomia finanziaria data dalle entrate locali. Ma i risultati - e i costi per raggingerla - sono molto diversi...
Il federalismo finanziario? Varese lo applica già, come del resto molti dei comuni del Varesotto. Stando a una ricerca del Cerst infatti, il centro di studi economici sul territorio dell’Università Cattaneo, molti comuni della nostra provincia non sono molto distanti dalla piena autosufficienza finanziaria: come nel capoluogo per esempio, dove i tributi locali consentono di provvedere a oltre il 92 per cento delle spese. A chiarirlo anche a colpo d’occhio, la cartina che vedete qua a fianco: i colori rosso fuoco e rosso scuro mostrano i comuni che hanno rispettivamente più dell’85 e più del 95% di autonomia.
Ma, come avrete capito, c’è un ma, anzi ce ne sono diversi. E per capire cosa consente questa autonomia fatta a colpi di Ici e altri tributi simili, l’indagine ha preso in considerazione anche altri valori, come le entrate o gli investimenti che il comune riceve o emette pro capite, cioè per ognuno degli abitanti del comune.
Il risultato sono tre cartine davvero interessanti da consultare, per verificare a prezzo di cosa questa viene ottenuto il grado di autonomia di ogni comune e se, una volta pagate le spese correnti (i dipendenti, gli interessi passivi dei prestiti) restano anche dei soldi per pensare al futuro, o a migliorare la città.
Non per tutti, infatti, il risultato è lo stesso: prendendo ancora una volta ad esempio Varese città, le cartine parlano chiaro. Un bel rosso pieno racconta come l’indice di autonomia finanziaria sia tra l’85 e il 95 per cento, e come le entrate pro capite siano oltre i 750 euro annui. Ma il verde sulla cartina degli investimenti mostra invece come questi soldi non riescano ad arrivare al livello della programmazione, degli investimenti, forse assorbiti per la maggior parte dalle spese fisse che è necessario onorare: per i varesini infatti, il comune ha investito fino ad ora meno di 225 euro pro capite. Va un po’ meglio però a Busto Arsizio, altro comune a forte autonomia finanziaria: il giallo della cartina nelle entrate proprie segnala che le entrate pro capite sono un po’ inferiori – da 550 a 650 euro – e il colore rosso degli investimenti mostra invece che per il futuro della città sono stati spesi tra i 375 e i 525 euro a testa. Idem a Gallarate: alta l’autonomia, alte le entrate e un arancione incoraggiante alla voce investimenti pro capite, il che significa che sono stati investiti per la città dai 300 ai 375 euro per persona.
I paesi del Varesotto che dipendono più dallo Stato sono quelli della parte nord della provincia, con una eccezione particolarmente evidente: quella dei paesi di Tronzano e Maccagno, che hanno una autonomia finanziaria superiore all’85 per cento, ricevono tributi locali significativi, ma sono di gran lunga tra i paesi che investono di più: oltre i 525 euro pro capite. Qualcosa di simile avviene dalla parte opposta della provincia, in una manciata di paesi del saronnese (Cislago, Gerenzano, Caronno Pertusella) ad altissima autonomia finanziaria, a moderate entrate pro capite, ma ad alto tasso di propensione all’investimento.
Insomma, mettere in pratica l’autonomia locale non è come dirlo: ma poter dare un’occhiata a queste particolari “cartine geografiche” può essere davvero utile e istruttivo. Per questo Varesenews ha chiesto al Cerst di poterle mettere a disposizione dei lettori, ricevendo dal direttore Sergio Zucchetti il consenso e i files pdf.
Trovate tutto qua sotto: la cartina relativa all’autonomia finanziaria dei comuni, quella relativa alle entrate pro capite, quella che riguarda gli investimenti pro capite. Ognuno di voi certamente avrà il suo comune da verificare, con l’avvertenza che i dati su cui il Cerst ha lavorato riguardano i bilanci 2003: in molti casi cioè, almeno un sindaco fa…
La cartina dell’autonomia finanziaria
La cartina delle entrate pro capite
La cartina degli investimenti pro capite
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