Simona Silvestri rieletta presidente della Margherita
L'elezione nel secondo congresso cittadino sabato 14 ottobre
Secondo congresso sabato cittadino per la Margherita – Democrazia è Libertà a Gallarate. Presidente è stata rieletta Simona Silvestri. Di seguito pubblichiamo integralmente la relazione della presidente:
Storia ed elezioni
Il 13 settembre 2003 si celebrava ufficialmente la costituzione del Partito Democrazia è Libertà-La Margherita a Gallarate.
In realtà noi a Gallarate avevamo anticipato le scelte dell’assemblea Costituente del 2002 di Parma, presentandoci, coraggiosamente, ma non senza timori e titubanze, primi fra i Comuni della provincia, con il nuovo simbolo della Margherita confederata, dapprima nelle politiche e poi nelle amministrative del 2001.
In quel periodo, infatti, ci furono parecchi dibattiti e confronti, a tutti i livelli, riguardo l’identità che il nuovo partito dovesse assumere e in quale modo si potesse pervenire alla sintesi tra l’esperienza del cattolicesimo democratico e quella liberaldemocratica.
L’esperienza elettorale fu per noi sorprendente e positiva, malgrado la performance non vincente dell’intero centro sinistra, in particolare alle elezioni Comunali.
Capimmo di aver incarnato l’idea di novità, di cambiamento anche presso i nostri concittadini e da lì, percio’, proseguimmo la strada attraverso appunto, la costituzione vera e propria del nuovo partito. Un partito che desse concretezza agli ideali e non rimanesse solo cartello elettorale.
Dal 2003 ad oggi tante scadenze elettorali , trasformazioni della società e della città, hanno caratterizzato il nostro percorso e messo alla prova la nostra capacità di interpretare l’elettorato.
Se sul piano delle scadenze elettorali nazionali il nostro risultato ha seguito il trend neanche troppo in negativo, regionale e provinciale, un discorso particolare va fatto sul livello cittadino.
Da troppi anni il centro sinistra, al quale apparteniamo, a Gallarate non vince le elezioni Comunali, anzi non rivela inversioni di tendenza, ma subisce pesanti sconfitte, come del resto anche nelle altre città della provincia. Certamente la coalizione non è riuscita ad interpretare le istanze e il pensiero dei nostri cittadini, non ha saputo comunicare con essi e a comprenderli . E’ probabilmente rifuggita in schematismi di partito e si è nascosta dietro le ideologie, ingannandosi di ascoltare le idee degli altri, ma in realtà ascoltando solo le proprie. La coalizione dell’Unione non ha saputo abbracciare tutti , come ci si auspicava dalla grande partecipazione alle primarie, ma solamente una parte dei cittadini.
I messaggi inviati spesso non hanno trovato destinatari e per dirla con Ilvo Diamanti “La classe operaia , forse se n’è andata davvero, e molti non se ne sono accorti”.
Esistono, invece, anche a Gallarate una serie di nuovi ceti popolari che sfuggono alle vecchie classificazioni, cosi’ pure nuovi ceti medi in ascesa ed anche nuovi ceti elevati , su cui varrebbe la pena approfondire e riflettere in un prossimo futuro.
Anche se cio’ non deve considerarsi un alibi per la nostra sconfitta, negli ultimi tempi, dopo gli attentati dell’11 settembre, e con la diffusa tensione in tutto il medioriente, vige un clima sociale di costante terrore e crescente ostilità nei confronti di tutto quanto è diverso, nuovo e sconosciuto. Cio’ si riflette anche nel clima politico con il radicalizzarsi di posizioni conservatrici, poco rivolte ai cambiamenti, che per il resto hanno sempre caratterizzato la nostra città. In questo ambito continuano percio’ a perseverare e a rinvigorirsi ,da una parte quelle forze del centro destra che interpretano l’idea di stabilità e certezza economica e, dall’altra, quelle forze che in mancanza di una vera offerta politica, alimentano chiusure, paure e discriminazioni. Cio’, senza nasconderci gli effetti di un potere consolidato da anni, anche con frange clientelari.
La Margherita di Gallarate in questo frangente pur intuendo la necessità di aprirsi verso l’esterno e lanciare nuovi messaggi a nuovi destinatari, non è riuscita a scardinare e trainare la coalizione verso posizioni piu’reali, meno schematiche e ideologiche, subendone il successivo contraccolpo.
Si tratta, percio’, se vogliamo essere in grado di incidere , di riprendere l’ascolto e il confronto reale con la città in modo totalmente nuovo.
La nostra identità e prospettiva
Oggi l’appartenenza della Margherita all’ambito del centro sinistra è un elemento indiscutibile e ineludibile, ma cio’ non toglie la necessità di saper dialogare con tutti quegli elementi della società civile e non, attenti al “riformismo riformatore”. Questo non significa cercare cambi di alleanze, ma portare la nostra cultura e capacità di rielaborazione politica all’interno del Partito Democratico.
Oggi, come al suo nascere, la Margherita si interroga di nuovo sulla sua identità , sui valori che la caratterizzano e di cio’ che potrà portare come contributo all’interno del nuovo soggetto politico.
Pur confermando l’importanza dell’autonomia e della laicità della politica, cosi’ come De Gasperi seppe costruire l’autonomia della DC dalla Chiesa, ora come Margherita, poi come Partito Democratico, occorre e occorrerà rispondere con l’universo di valori che non solo chiede il mondo cattolico , ma anche quella larga parte di mondo laico positivo ( vedi Giuliano Amato), non delegando totalmente alla destra questo compito. Cio’ l’abbiamo sperimentato ampiamente anche con l’atteggiamento compatto del popolo italiano al referendum per la Legge 40.
Sicuramente l’impresa di non disperdere il patrimonio di valori cattolico democratici e liberaldemocratici non sarà cosa facile, in una società che oltre ad essere multietnica, multireligiosa diviene sempre piu’ multietica.
Comportamenti e stili di vita, relegati , un tempo all’ambito della libertà di coscienza personale, chiedono oggi sempre piu’al legislatore e alla politica di intervenire, rientrando in una dimensione sempre piu’ pubblica e politica, per non parlare delle questioni di bioetica.
Anche questo dovrà essere oggetto di riflessione e dibattito al nostro interno e con i nostri alleati.
Per quanto riguarda la formazione del Partito Democratico per dirla con Rutelli “Non è una corsa contro il tempo.Servono convinzione e idee e noi le abbiamo entrambe”. Anch’io dico che a Gallarate le abbiamo entrambe, l’importante è che pero’ vengano messe in movimento attraverso il confronto e la riflessione , non solo con la componente del Partito dei Democratici di Sinistra , con i quali abbiamo avviato un percorso di confronto, ma aprendoci alla società civile sopracitata.
Proficua a mio parere è stata la tre giorni di studio della Margherita dove si sono sviscerate insieme a persone provenienti anche da altre esperienze, problematiche e prospettive sul Partito democratico. Interessante anche la riflessione sulla forma, sull’organizzazione che il nuovo soggetto politico si vorrà dare.
Tutto cio’ pero’ puo’ risultare vano e demotivante ai nostri livelli se tutto viene poi condotto, solo attraverso decisioni verticistiche. La democrazia ci deve caratterizzare anche in questa fase;è nel nostro Dna. Come dice il politologo Dahrendof la democrazia persegue tre cose: realizzare cambiamenti senza l’uso della violenza, rispettare equilibri e controlli nell’esercizio del potere e dare peso all’opinione pubblica.
La stessa scelta di presentarsi alle elezioni provinciali a Varese come lista dell’Ulivo, se pur condivisa dalla maggior parte di noi, ci risulta un po’ avulsa, poiche’decisa senza il necessario coinvolgimento della base.
In questa fase è importante il coinvolgimento di tutti, ciascuno con le sue sensibilità e idealità, pena la dispersione di questa esperienza che ormai è una realtà: non possiamo perdere pezzi!
E’ auspicabile entrare nel Partito democratico come tutta la Margherita e coinvolgendo oltre la Margherita.
In concreto
Le elezioni provinciali: questo importante appuntamento elettorale sarà quindi anche banco di prova da viversi come Ulivo. Sta a noi la capacità di interpretare e dialogare con il nostro territorio nell’ambito della provincia.
Gallarate è divenuta ormai snodo economico vitale del sud della provincia, ma con tante problematiche ancora irrisolte, per citarne alcune: viabilità, infrastrutture e Malpensa.
Anche per quanto riguarda il livello cittadino in una città che ha subito profonde trasformazioni economiche e urbanistiche, con l’aumentare della popolazione nascono nuove problematiche occupazionali, culturali e sociali che attendono risposta.
Si tratta di cercare soluzioni riformatrici, suggerendo una nuova identità alla città, trainando insieme a noi tutto il centro sinistra per incontrare di nuovo il sano senso della concretezza gallaratese.
Per fare questo occorre slancio , volontà e ottimismo. Non ripiegamoci su noi stessi , ma con l’esperienza del passato guardiamo al futuro!
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