Giovani contro le mafie, da Locri a Varese
Stamattina gli studenti di alcune scuole varesine hanno incontrato due ragazzi del gruppo "...e adesso ammazzateci tutti!"
E’ un urlo carico di rabbia e di indignazione quello dei ragazzi di Locri, l’urlo di cittadini feriti in cerca di giustizia. "…E adesso ammazzateci tutti!", lo striscione esposto il giorno dei funerali di Francesco Fortugno, vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria ucciso dalla ‘ndrangheta il 16 ottobre 2005, ai seggi delle primarie dell’Unione, da tempo non è più solo uno slogan. All’indomani dell’omicidio Fortugno è diventato un vero e proprio movimento anti-mafia, inizialmente composto da studenti e che oggi può contare sul sostegno di adulti, soprattutto familiari delle vittime della ‘ndrangheta. Il gruppo è auto-finanziato e non ha una struttura associativa; i suoi cavalli di battaglia sono il sito, www.ammazzatecitutti.org, il cui forum conta più di un migliaio di iscritti in tutta Italia, e le conferenze svolte nelle scuole di tutta Italia. Stamattina la Carovana anti-mafia organizzata dall’Arci ha fatto incontrare con gli studenti di alcune scuole di Varese due rappresentanti del movimento, Rosanna Scopelliti – figlia del giudice Antonio Scopelliti, ucciso nel ’91 a colpi di lupara per il suo impegno nella lotta alla mafia – e Massimiliano. All’incontro, introdotto dal presidente provinciale Arci Varese, Giuseppe Musolino, hanno partecipato anche Claudio Del Frate, giornalista del Corriere della Sera, e Franz Foti, giornalista del Corriere e docente di Comunicazione pubblica e istituzionale all’Università degli Studi dell’Insubria.
«La mafia è un’emergenza nazionale, va combattuta sensibilizzando le coscienze, con una vera e propria rivoluzione culturale – spiega Massimiliano – la ‘ndrangheta nasce e si sviluppa in Calabria, soprattutto con il traffico di droga, ma anche le altre regioni non sono immuni a questi fenomeni. Basti pensare che la Lombardia è la quarta regione in Italia come numero di beni confiscati alla mafia». Non è un caso che all’incontro fosse presente anche Iole Garuti, dell’Associazione Libera, che dal 1995 si impegna per il riutilizzo sociale dei beni confiscati ai mafiosi e da un anno e mezzo ha sede anche a Varese. Per "ripulire" i soldi la mafia spesso sfrutta la Borsa di Milano, Malpensa e la Svizzera. «Da noi i mafiosi sono una piccola minoranza ma con un grande potere: le persone oneste vivono nella paura. – continua Massimiliano – Secondo la legge italiana non possono partecipare alla campagna elettorale, ma riescono a influenzarne i risultati sponsorizzando candidati di fiducia». Il movimento, attualmente, sta promuovendo in tutta Italia il disegno di legge Lazzati, già elaborato dall’omonimo Centro Studi "Lazzati" di Lamezia Terme, giacente in Parlamento dal 1992. Punto forte di questo disegno di legge è il divieto di propaganda elettorale a chi sottoposto misure di sorveglianza speciale.
Indispensabile, nell’eliminare la mentalità mafiosa, l’impegno nella scuola, per strappare i ragazzi al lavoro alle dipendenze della mafia. Franz Foti, giornalista calabrese, sogna scambi culturali tra studenti di Varese e di Locri, e tra i suoi progetti c’è un Istituto per la comunicazione in Calabria, per formare futuri giornalisti.
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