Giallo sul risanamento di un palazzo in piazza San Giovanni

Subito una brutta grana da affrontare per il nuovo segretario comunale Giacomo Rossi: Diego Cornacchia (FI) ipotizza gravi irregolarità nella realizzazione dell'intervento edilizio

Il consiglio comunale, riunitosi mercoledì sera dopo la pausa delle festività, ha registrato mercoledì sera una seduta priva di delibere (rinviate quelle all’ordine del giorno): il punto di maggiore rilevanza è stato discusso per ultimo. Si trattava di un’interrogazione a firma Diego Cornacchia (Forza Italia, nella foto) circa i lavori di risanamento, in corso da qualche anno, di un palazzo che dà su piazza San Giovanni, cuore della città. Il punto, sepolto in modo anonimo in mezzo all’ordine del giorno, è giunto alla discussione in modo inatteso. Infatti il consigliere de La Voce della Città Audio Porfidio, dopo aver già rinviato in commissione la gran parte delle sue interrogazioni quale atto di buona volontà e di sfida insieme, si è impuntato ed ha finito per ritirare tutti i suoi punti quando si è ritenuto non soddisfatto dalle risposte della Giunta su una delle questioni residue, relative alla gestione delle aiuole con sponsorizzazioni di privati. In tal modo si è giunti ad esaminare l’interrogazione di Cornacchia, che giaceva inevasa da quattro mesi. E l’effetto è stato più o meno quello di una bomba carta lanciata fra i banchi.

Nel testo dell’interrogazione si osservava che la concessione edilizia per l’intervento sul palazzo prospiciente la piazza avrebbe dovuto ormai essere scaduta, e che le opere effettuate "non paiono corrispondere a quelle di un mero risanamento igienico" («i volumi del palazzo sono stati sopraelevati ed ampliati» aggiungerà Cornacchia). Mentre il vicesindaco Giampiero Reguzzoni poteva, carte alla mano, rassicurare sulla regolarità dell’iter burocratico (il termine lavori, inzialmente previsto per il 2005, è stato successivamente spostato al 25 luglio 2007), il secondo corno della questione si rivelava delicatissimo. Tantopiù che la vicenda tocca a vario titolo due consiglieri comunali, uno della maggioranza e uno dell’opposizione: quest’ultimo aveva per giunta lasciato l’aula in largo anticipo, perdendosi in tal modo la discussione. Si è parlato di notitia criminis e di denuncia in Procura. «Voglio chiarezza dal segretario comunale: in questi casi serve prima fare una verifica o denunciare direttamente? Non voglio essere accusato di omissione di atti d’ufficio» annunciava un Farioli evidentemente preoccupato.

Il nuovo segretario comunale Giacomo Rossi, con esperienze recenti a Ferno e Lonate Pozzolo («lo abbiamo scelto fra 276 aspiranti al posto, Busto è molto ambita» aveva annunciato il sindaco in apertura di seduta), ha raccomandato una sollecita verifica di quanto affermato da Cornacchia. Se risulteranno difformità fra il progetto e i lavori effettuati, e solo in quel caso, allora la palla passerà nelle mani del magistrato. Frattanto Cornacchia rilanciava, chiedendo l’istituzione di una commissione d’inchiesta, al che Grandi (Ulivo), che presiedeva l’assemblea in quel momento in sostituzione di Speroni, rispondeva che una simile proposta deve essere formalizzata per iscritto. Per Cicero «non è con una banale interrogazione lasciata per mesi a vegetare che si affronta una simile questione: un professionista che viene a sapere di un illecito lo deve denunciare subito». «Questione assai delicata» ribatteva l’assessore agli affari legali Mario Crespi, «qui spettava a Cornacchia non decidere se questa è una notitia criminis, ma sottoporci delle circostanze da esaminare. Sul merito della questione non mi pronuncio; una volta accertato che vi fosse qualcosa non in regola, allora sindaco e segretario comunale avrebbero il dovere di sporgere denuncia». Comunque vada, questa storia rischia di non finire solo in una discussione tra politici.

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Pubblicato il 11 Gennaio 2007
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