I De Micheli: “Chiediamo giustizia per nostro padre”

Giorgio e Giacomina, i due figli di uno dei primi rapiti d'Italia, sperano nel pool di Grigo e annunciano ricorso contro chi gli ha negato il risarcimento dei danni per le inadempienze nelle indagini

Chiedono giustizia dopo 32 anni, faranno ricorso in Cassazione contro le decisioni del tribunale di Milano che ha rigettato la loro richiesta di risarcimento danni, ringraziano il procuratore di Varese Grigo per aver proposto un pool per riaprire i casi non risolti della provincia, anche se “per ora non l’abbiamo ancora incontrato”: Giorgio e Giacomina, i figli di Tullio de Micheli, chiedono che venga chiarito uno dei primi casi bui di rapimento in Italia.

Avvenuto ad Oltrona il 13 febbraio 1975, il rapimento di loro padre è stato uno dei primi in Italia e non ha mai avuto risposte, né mai è stato ritrovato il suo corpo. Circostanze che avrebbero potuto cambiare, secondo quanto denunciano i due fratelli, con comportamenti diversi da parte degli inquirenti. “Capiamo che le forze di polizia si siano trovate di fronte a dei fatti assolutamente nuovi, ma ci sono stati almeno due episodi in cui si sarebbe potuto fare di più, e sono episodi pubblicati sulla sentenza che ha condannato due dei rapitori di nostri padre”.

Due episodi fondamentali, che avrebbero consentito in un caso di trovare l’autista dell’auto che rapì loro padre (che poi si rivelò essere anche l’autista del rapimento di Cristina Mazzocchi), riconosciuto da un testimone oculare che si recò 12 ore dopo dai carabinieri di Gavirate. Nell’altro invece sarebbe stato possibile ritrovare, pochi mesi dopo il rapimento, il luogo della prigionia e del seppellimento di De Micheli, seguendo – come non è stato fatto – le indicazioni di un pentito che stava parlando agli inquirenti milanesi in altri rapimenti.

Proprio dopo avere letto la sentenza, i due De Micheli hanno chiesto risarcimento danni allo Stato: era il 2000. Dopo un tot di anni e due sentenze (di primo e secondo grado) il risultato è stato il rigetto della richiesta per prescrizione. “Una prescrizione che avrebbe senso se partisse dalla data del rapimento di mio padre, il 1975. Ma che invece non può che partire dal 2000, cioè da quando queste inadempienze sono state rese pubbliche con la sentenza che ha condannato due dei carcerieri di nostro padre”.

Ora i due annunciano il ricorso per Cassazione su questa sentenza. E sperano, intanto, nel pool di Grigo, l’ex gip di Mani Pulite da poco procuratore capo del tribunale di Varese, che ha riaperto loro “uno spiraglio di speranza” con l’annuncio della nascita del pool che si occupa dei casi varesini irrisolti più famosi: “Sapere per certo chi sono stati i mandati del rapimento di nostro padre – spiega Giacomina con la voce ancora rotta dall’emozione, malgrado siano passati decenni dal giorno del rapimento – ci aiuterebbe, in mancanza della restituzione del corpo di nostro padre, a chiudere questo capitolo durissimo per la nostra famiglia e per l’Italia”.

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Pubblicato il 17 Febbraio 2007
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