Una vita da cantiere. Il pericolo di lavorare
Un libro inchiesta che affronta il problema dei nuovi schiavi del lavoro e dei caporali a Milano e in Lombardia
Cadono dall’alto, schiacciati dai carichi, folgorati o soffocati negli scavi. La cronaca dei morti sul lavoro nei cantieri edili italiani assomiglia a un bollettino di guerra: 191 morti nel 2005, 36 dei quali stranieri con un’età compresa tra i 25 e i 36 anni.
Una cifra arrotondata per difetto perché spesso si tratta di lavoratori irregolari. Muoiono soprattutto al nord, ma tutte le regioni italiane hanno avuto almeno un morto in un cantiere.
Come accade in tempo di guerra, anche nel cantiere edile scompare ogni tipo di moralità: lavoratori in nero schiavizzati da caporali senza scrupoli e privati dei più elementari diritti. Con tre euro all’ora, di cui una buona parte finisce in tasca al caporale di turno, si compra un muratore senza permesso di soggiorno, quindi facilmente ricattabile, e lo si puo’ far lavorare per quattordici ore al giorno.
Il cantiere edile è una babele di lingue, per la grande presenza di manodopera straniera, e anche una babele di "padroni", perché è il luogo dove regna la frammentazione esasperata del processo produttivo. A pagare con la loro vita sono sempre e comunque uomini, lavoratori che rimangono tali anche quando sono camuffati da una partita iva.
La modernità di ponti, case e infrastrutture non può essere considerata tale se dietro alla loro costruzione si nasconde una morte causata dalla negazione del diritto.
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Luigi Lusenti, Paolo Pinardi
Vite da cantiere
Nuovi schiavi e caporali a Milano e in Lombardia nel Millennio della globalizzazione
Edizioni ComEdit 2000
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