I “piccoli” errori del nuovo ospedale
Sale operatorie non lavabili, bagni per chirurghi a 100 metri dal blocco operatorio e altre "sviste" a un mese dall'apertura. Pampari: «Dettagli che risolveremo entro fine settimana». Costo: alcuni milioni di euro in più
Sabato tre marzo le porte del nuovo ospedale si apriranno ai varesini. Sarà il momento della conoscenza, delle visite guidate per vedere quale faccia avrà la futura sanità varesina.
In questi giorni fervono ancora i lavori all’interno del monoblocco. Sono in corso i collaudi mentre le visite "conoscitive" del personale medico e sanitario nei nuovi spazi lavorativi, avvenute nei giorni scorsi, hanno riservato qualche sopresa non del tutto piacevole.
Le sale operatorie, per esempio, non sono lavabili: tutta la zona che dovrebbe risultare pulita non è stata smaltata, quindi, non è lavabile.
La saletta con i lavandini dove chirurghi e assistenti si lavano le mani prima dell’operazione è risultata un po’ troppo angusta: in quello spazio, dove convergono le equipe di due sale operatorie, sono stati realizzati solo tre lavandini, insufficienti a soddisfare le esigenze anche di uno solo gruppo.
Ancora, i bagni per il personale chirurgico sono stati collocati a 100 metri dalla zona operatoria, con bella pace per chi deve lavorave a ciclo continuo in fasi delicate.
Qualche problema di progettazione è stato rilevato anche nei reparti di degenza dove, in effetti, le camere, magari leggermente anguste, riservano gradite sorprese come la connessione per il computer, ma dove i bagni, per esempio, dell’ortopedia hanno un arredamento standard cozza con le esigenze di pazienti ingessati dalla scarsa mobilità.
Sempre nel reparto di ortopedia, il personale infermieristico ha lamentato l’organizzazione dello "svuotamento padelle": mentre l’attuale del padiglione centrale ha un locale ogni due camere, nel nuovo reparto ce ne sarà uno solo dove dovranno convergere tutte le padelle, chiuse ermeticamente in gabbie a prova di odore.
«Come avviene spesso in un lungo percorso, alla fine molti nodi vengono al pettine – ha commentto il direttore generale Carlo Pampari – Peccato non essere riusciti a focalizzarli prima, ma siamo ancora in tempo. Entro fine settimana ogni intoppo verrà superato». A suon di qualche milione di euro…
Sul fronte del trasferimento, prosegue il confronto tra direzione e personale per organizzare al meglio il trasloco: l’obiettivo è quello di completare il grosso entro un paio di settimane in modo da tenere sempre in contatto i reparti più delicati, cioè quelli attualmente ospitati nella clinica Santa Maria, come la cardiologia, la cardiohirurgia, l’unità coronarica, la neurochirurgia, o nella palazzina di geriatria, o le terapie intensive e il pronto soccorso: « Il lavoro verrà effettuato nella settimana tra il 12 e il 18 – assicura Pampari – tutto si svolgerà nella massima sicurezza».
Il 30 marzo è alle porte. L’inaugurazione si avvicina.
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