«L’ospedale si è dimenticato dei bambini»
La denuncia di Emanuela Crivellaro del Comitato per la tutela del bambino in ospedale: irrisolti anche nel monoblocco i nodi già segnalati da tempo per la pediatria
Riceviamo e pubblichiamo
L’ospedale di Varese si è dimenticato dei bambini! Eppure a Varese e dintorni non sono scomparsi! Vanno all’asilo, a scuola, li incontriamo per strada, esistono ancora i negozi di giocattoli. E, ogni giorno, qualcuno di loro si ammala, si ammala così tanto da aver bisogno di essere ricoverato in un reparto chirurgico. Ma per loro non c’è spazio adeguato ad accoglierli!
Chi ha progettato il nuovo ospedale, politici e tecnici, ha forse pensato che i bambini fossero una razza in via di estinzione?
Perchè nell’avveniristica struttura non c’è nulla, assolutamente nulla organizzato per loro. Le camere di degenza sono a due letti, ma talmente piccole da non poter ospitare due bambini e due mamme. Impossibile, poi, inserire la poltrona letto per il genitore che, durante la notte, rimane accanto al proprio figlio: per lui solo una sedia! In tutta la struttura, non vi è una stanza con un bagno che preveda una vaschetta per lavare i più piccoli, ma solo minuscoli lavandini. Non è stato previsto nella terapia intensiva neanche un posto di rianimazione pediatrica. Unica nota di attenzione per i bambini? Nel pronto soccorso è stato allestito un locale per loro. Però di taglia extra extra small, tanto che, se dovesse diventare il pronto soccorso pediatrico, non potrebbe certo ospitare i 30/40 bambini, oltre 50 nei fine settimana, che ogni giorno accedono al primo intervento al Ponte.
Sarebbe stato giusto non preoccuparsi dei bambini chirurgici nel nuovo ospedale, se si fosse pensato al loro trasferimento all’Ospedale del Ponte, prima del trasloco, ormai imminente. Neppure questo è stato fatto, e nemmeno uno straccio di progettazione. Nonostante siano anni che sollecitiamo le autorità, nonostante le varie promesse, mai mantenute.
Sembra proprio che i bambini che necessitano della sala operatoria, siano esseri invisibili. Eppure sono 12/15 tutti i giorni.
Che ne sarà di loro? Attualmente la direzione dell’ospedale non ha cercato altra soluzione che quella di portarli nel monoblocco, dove staranno sparsi nei vari piani, accanto agli adulti, disturbandosi a vicenda, esclusi da qualsiasi attività ludica per aiutarli a superare l’esperienza della malattia e della sofferanza. E senza essere visitati da un pediatra!
Si ipotizza di riservare una stanza per ogni singolo bambino, per garantire la possibilità alla mamma di rimanere accanto al proprio piccolo. Questo significa che se, in un reparto ci sono tre bambini, vengono occupati sei posti letto. Noi non ci crediamo! Alla prima urgenza, giustamente il personale dovrà utilizzare il posto destinato alla mamma per collocarci l’adulto, magari malato gravemente, con tubi e tubicini che spaventano il bambino.
Non è questo il modo per risolvere il problema dei bambini chirurgici. Una sola è la strada: devono essere ricoverati in pediatria, così come stabiliscono la legge e la carta dei diritti del bambino in ospedale.
Portare i bambini nel nuovo padiglione, così come è stato strutturato, senza un percorso pediatrico, è una dimostrazione di inciviltà, della quale i responsabili politici si dovrebbero vergognare.
Noi non ci stiamo e faremo di tutto perchè ai bambini venga riconosciuto il diritto alla salute, inteso nella sua globalità.
Se sarà necessario, movimenteremo le associazioni genitori, andremo nelle scuole, sensibilizzemo tutti a protestare contro quella che consideriamo un’assurda violenza nei confronti dei bambini ammalati.
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