Si punge con una rosa, finisce all’ospedale col tetano

Anziana di 84 anni ricoverata in rianimazione dopo quella che appariva una ferita banalissima

Anche la passione per i fiori ha i suoi pericoli, a quanto pare. Davvero grottesca la vicenda che ha portato in rianimazione un’anziana signora di 84 anni, colpita dal tetano: si era punta con le spine di una rosa. Spine evidentemente avvelenate dalla presenza del temibile Clostridium tetani, batterio presente naturalmente sotto forma di spore nel terreno, soprattutto in quello concimato (si trova anche nel tratto digerente di vari animali). La donna è giunta al pronto soccorso cittadino tre giorni or sono, mostrando già i tipici primi sintomi della malattia, come febbre accompagnata da rigidità facciale e difficoltà a deglutire.

Il tetano, oggigiorno piuttsto raro nei paesi sviluppati, provoca una progressiva paralisi della muscolatura dal capo a scendere verso gli arti, con dolorose contratture determinate dall’azione della tossina liberata dal batterio, la tetanospasmina. La cura per le persone colpite prevede l’impiego di metronidazolo (un antibiotico), immunoglobuline specifiche, calmanti per ridurre gli spasmi, oltre all’eventuale assistenza alla respirazione tramite tracheotomia e un’alimentazione assistita molto calorica per venire incontro alle aumentate necessità dell’organismo aggredito. Un tempo, quando ancora l’assistenza al parto avveniva con strumenti non sterilizzati, il morbo era noto come flagello delle partorienti. Ancora durante la Grande Guerra, combattuta nelle trincee e nel fango, e dunque in un ambiente estremamente favorevole al Clostridium tetani, la malattia costituì un grave problema, benchè gli scienziati ne avessero già individuato cause e rimedi (vaccino). Fu solo tra le due guerre che il vaccino prese piede, per essere poi impiegato massicciamente per immunizzare la popolazione dopo il secondo conflitto. Oggi al rischio di tetano sono esposti essenzialmente anziani che non sono stati immunizzati da giovani e chi non ha copertura vaccinale non avendo eseguito tutti i richiami previsti (sempre meglio provvedere, nel dubbio, in caso di ferite anche non gravi); il caso verificatosi a Busto resta comunque piuttosto raro, anche per la modalità dell’infezione, che in taluni casi può progredire da ferite anche di trascurabile entità, ma provocate da oggetti contaminati dal batterio.

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Pubblicato il 23 Maggio 2007
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