Il settore moda fuori dal tunnel: lo dicono i sindacati

Un rapporto Filtea Cgil racconta dei molti dati positivi del 2006. Ma anche di qualche ombra per il futuro. Rimediabile

Ripresa in arrivo per il sistema moda italiano? Se a dirlo è uno studio dei sindacati, e non delle imprese, forse ci si può anche credere. Nel caso specifico, si tratta del recente rapporto Filtea Cgil intitolato “Prime luci sul sistema moda, dalla crisi al cambiamento alla trasformazione della filiera moda italiana” che ha dato ormai per certo che il 2006 è stato l’anno della ripresa per il settore tessile.

L’elaborazione dei dati Istat vede cresciuto del 7% il comparto del vestiario, e il settore a monte – quello dell’aggregato tessile – è cresciuto del 3,5%. Percentuali di crescita ancora migliori per la pelletteria (+8,3%). Nel complesso il fatturato di tessile, abbigliamento e pelletteria nel 2006 è cresciuto dell’11 per cento, compensando la fase negativa degli ultimi 5 anni. Un comparto che è cresciuto come nessun altro, ed è secondo solo ai mezzi di trasporto, con il loro +16,5%

Secondo il rapporto però il problema è il sistema, che innanzitutto è troppo dipendente dalle grande aziende: Il 31% delle imprese del settore realizza infatti almeno il 50% del fatturato con il suo principale committente. Un settore fatto di terzisti, in tutt’Italia ma anche in provincia di Varese,  che fa troppo dipendere la sua vita dalle decisioni di un cliente solo

Peggio è quando si parla di formazione:  se nelle grande aziende – quelle sopra i 500 dipendenti – 38 dipendenti su 100 hanno fatto nel 2005 attività di formazione, nelle piccole imprese la percentuale crolla al 4,7%, ben al di sotto della media generale dell’industria, che è peraltro solo dell’ 11%.

«Diciamo che si intravede l’uscita dalla crisi, ma questa uscita ha un trend molto selettivo: è in positivo chi ha deciso di investire in tecnologia e innovazione – spiega Doriano Battistin, segretario Cgil -Filtea Varesino –  Chi invece si attarda in queste cose è destinato al massacro in breve tempo».

Dati buoni quindi, ma che si traducono per le imprese del settore in un “o la va o la spacca” e una delle principali discriminanti è la formazione «Nel settore infatti comincia ad esserci penuria di qualifiche, e il capitolo di formazione e aggiornamento deve occupare sindacati e aziende nei prossimi anni».

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Pubblicato il 21 Giugno 2007
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