Museo della Ceramica in rampa di rilancio
Presentato lo studio di PoliDesign per riportare a Palazzo Perabò il grande pubblico. Il sindaco Ielmini: "L'amministrazione non si tirerà indietro: per noi è un obbligo morale"
Il bell’addormentato dell’arte varesina è pronto al risveglio: parliamo del Museo internazionale del design ceramico che dopo alcuni anni di stasi e di evidente calo di visite si prepara a un rilancio in grande stile.
Si è infatti svolta ieri, proprio nella sede di Palazzo Perabò a Cerro di Laveno, la presentazione di uno studio commissionato al consorzio PoliDesign dal quale saranno tratte le linee guida per riorganizzare il Museo e soprattutto favorire il ritorno del pubblico tra i pezzi pregiati della collezione lavenese. A introdurre i lavori il sindaco Ercole Ielmini, uno dai maggiori fautori della rinascita: «Mantenere alta l’attenzione sulla raccolta di terraglia è un obbligo morale nei confronti della storia del nostro paese. Proprio per questo motivo abbiamo commissionato uno studio per capire come muoverci in futuro. Non nascondiamo che il progetto richiede investimenti – e ritengo come tale il lavoro di Polidesign – e l’amministrazione è pronta a fare la sua parte anno dopo anno. Credo però sia fondamentale avere il supporto di sponsor privati, come già avvenuto per alcuni singoli eventi. Per attrarli però, questo "restyling" è condizione necessaria che non poteva essere rinviata».
Parole condivise dalla direttrice stesa del Museo, Renata Castelli: «I finanziamenti sono fondamentali, ma le idee hanno la stessa, grande importanza. Stiamo lavorando per migliorare la comunicazione in modo da uscire da un isolamento che, se in parte è stato positivo, ora non può continuare».
È toccato quindi a due docenti del Politecnico di Milano e di PoliDesign, Giacomo Rizzi e Pier Paride Vidari, illustrare con una (troppo) lunga presentazione quelle che saranno le prossime linee guida del museo di Cerro. Rizzi e Vidari hanno dapprima fotografato la situazione attuale, proponendo una serie di idee e di migliorie utili a esportare il nome e le bellezze proposte da Palazzo Perabò.
«Le potenzialità di questo posto sono molteplici e inespresse: sarà utile prima di tutto accentuare la comunicazione locale anche con semplici accorgimenti – ha spiegato Rizzi – dal momento che ora mancano anche le indicazioni stradali.
E poi pensiamo alla possibilità di convenzioni con tour operator, ristoranti, alberghi, con Ferrovie e Navigazioni senza dimenticare che a un’ora da Cerro c’è Milano con un bacino di due milioni di persone».
Vidari ha invece preso in considerazione tutte quelle possibilità di promozione legate alla parte artistica, dall’utilizzo dell’immagine di un "pezzo principe" («potrebbe essere il "Vaso Spertini"») a quello del marchio come valore aggiunto per gadget e prodotti griffati dal museo stesso. Tutto senza dimenticare la didattica e la classica organizzazione di mostre rilevanti, che possano portare un flusso di visitatori anche abituari a Cerro.
Insomma, il menu "potenziale" è davvero ricco, come alta è l’offerta che il Museo di Cerro può proporre. Al Comune, ai dirigenti e agli sponsor il compito di realizzarlo.
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