Busto condanna il nazismo. Lattuada anche
In consiglio comunale passa un ordine del giorno di rifiuto delle ideologie violente: lo vota anche il capogruppo di An, indagato a Varese per i contatti con i neonazisti
Seduta fortunatamente serena quella di mercoledì sera al consiglio comunale di Busto Arsizio. Il coinvolgimento del capogruppo (ora autosospeso) di An Francesco Lattuada come indagato nell’inchiesta della Procura varesina sui neonazisti non dà luogo alla temuta rissa politica: niente attacchi ad personam, solo un breve e pacifico presidio antifascista all’esterno del municipio, e anzi una rimarchevole unità del consiglio nel votare un ordine del giorno proposto dall’Ulivo e adottato, con emendamenti, dalla maggioranza. Un documento che passa all’unanimità, nel quale si manifestano "sdegno" e "inquietudine" verso persone e movimenti di stampo neonazista; che ribadisce come attività discriminitorie e razziste siano "reato, non opinione, in base all’articolo 3 della legge del 1975", e che ugualmente reato è la ricostituzione del partito fascista (questo per chi insiste a distinguere fascismo da nazismo); e ancora, ricordando i caduti della Resistenza, si stigmatizza chi prenda parte a movimenti e manifestazioni contrarie a tale spirito. Infine, messa da parte la questione delle responsabilità personali, che spetterà alla magistratura, il documento ribadisce ancora la decisa e assoluta condanna di "ogni ideologia politica contraria al bene dell’uomo" (e questa è per il comunismo: la redazione iniziale dell’ordine del giorno si limitava al nazifascismo, oggetto dell’inchiesta), "qualunque maschera assuma nel corso del tempo".
Assenti i consiglieri Audio Porfidio e Carlo Fontana, condizionati da problemi di salute, l’approvazione è unanime. Lo stesso Lattuada, autosospesosi da An a tutela dell’immagine del partito, vota a favore con una esplicita presa di distanza dal Movimento dei Lavoratori Nazionalista e Socialista finito nel mirino dei magistrati. Il tutto rivendicando la propria coerenza a destra, ma anche i flirt con realtà di segno opposto come i no global, e le attività benefiche svolte con Comunità Giovanile, sempre difesa a spada tratta contro ogni indebita accusa. «Confido in un serio lavoro della magistratura» dice il consigliere, «io con la xenofobia e l’odio razziale non c’entro». Mentre Lattuada si discolpa, Angioletto Castiglioni (sotto nella foto) reduce del campo di annientamento nazista di Flossenbürg e testimone ogni giorno più prezioso di un tempo di sangue e orrore, se ne va, felice della ritrovata unanimità e provato dal peso dei ricordi.
«Vicenda molto brutta» quella emersa dalle indagini per Erica D’Adda (Ulivo); «serve un lavoro culturale, questa non è una città "nera" e non si può far finta di niente verso chi canta "Brucia l’ebreo" o "Vieni, Anna Frank, non piangere, il forno ti aspetta". E chi dice che queste sono persone tranquille vada a dirlo ad Angioletto Castiglioni». Più politico il tono di Corrado (Rifondazione), che chiede di ricostituire un Comitato Antifascista cittadino e cambiare nome e CdA alla Fondazione Giovanni Blini, oggetto di polemiche feroci la scorsa primavera; concetto ripreso con forza da Marta Tosi (sinistra, gruppo misto) che invita a rivedere la deominazione da dare a un ente che occuperà un edificio, quello attuale del Liceo artistico, sede durante la guerra di crudeli torture ai patrioti, fra cui proprio Castiglioni. Dal centrodestra (Genoni, Gianfranco Tosi, Salomi) verrà la nota di condanna di tutti i totalitarismi oltre alla difesa di Comunità Giovanile e Fondazione Blini; spunterà anche il nome di Grillo, tirato in ballo per fustigare il qualunquismo. Insomma, il classico documento letto ad uso e consumo di tutti.
Il sindaco Farioli assicura che «Busto non ha nulla a che vedere con atteggiamenti xenofobi e intolleranti», e Speroni ricordava che proprio da Busto fu proclamata l’insurrezione del 25 aprile 1945. All’approvazione unanime dell’ordine del giorno "antitotalitario" un singolo timidissimo tentativo di applauso si perde nel nulla. In seguito Farioli riferirà brevemente della vicenda del terreno su cui sembrava si dovesse scaricare (a Busto) il problema gallaratese del luogo di preghiera per i musulmani, la cui sistemazione è stata stroncata sul nascere, e non senza valide ragioni formali («non passeremo sulla testa dei cittadini e della legge»). Solo allora si scatenerà fragoroso l’applauso di una consistente parte del pubblico…
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