“Vi racconto mio nonno Totò, il Principe della risata”
A quarant'anni dalla sua morte l'intramontabile comico napoletano rivive negli aneddoti e nei ricordi di sua nipote Diana
A volte severo, sempre presente e senza dubbio geniale. Detto da Diana, nipote del famosissimo Antonio De Curtis, per tutti Totò, il ricordo diventa una pagina di storia. Storia del cinema italiano, del teatro, del varietà e della rivista. Perchè è in tutto questo che si sente ancora oggi, a quarant’anni di distanza dalla sua morte, il peso di un talento del calibro del Principe della risata. Diana De Curtis, ospite questo pomeriggio del Festival del Racconto al Chiostro di Sant’Antonino nel cuore di Varese e accompagnata dal giornalista e esperto di cinema e spettacolo Maurizio Porro, ha regalato ai varesini alcuni aneddoti di un nonno che ha fatto divertire intere generazioni.
Momenti che, oltre a raccontare un modo di concepire lo spettacolo piuttosto lontano da quello attuale, svelano anche molte sfumatore note e non del celebre attore napoletano. Come la sua attenzione maniacale all’evitare la sfortuna: «Era scaramantico all’inverosimile – racconta la nipote intervistata dal critico cinematografico Mauro Gervasini -. Per lui il diciassette non doveva nemmeno esistere, al limite si poteva tollerare un sedici bis. Il viola? Nemmeno per scherzo…». Il suo ricordo è venato di affetto e di sorrisi che vanno ben oltre la figura dell’artista ma che non tralasciano alcun particolare. «Mio nonno – prosegue – si è formato negli anni dell’avanspettacolo e del teatro di rivista. Quella è stata la vera scuola che gli ha permesso di diventare quel personaggio che è stato. Amava il palcoscenico, come se l’avesse avuto nel sangue tanto da provarne la nostalgia e ha scelto anche di portare avanti la sua esperienza al cinema. Questo è stato un bene perchè del teatro è rimasto poco mentre i film lo hanno reso intramontabile».
«Lo spettacolo allora era lo specchio del periodo – ha spiegato Porro -. Durante il fascismo Totò, come Anna Magnani, ha rischiato perfino l’arresto per colpa di alcune battute sui soldati tedeschi non gradite al regime nazista. Ma in quegli anni chi era sul palco non si limitava a fare le sue battute, doveva interagire, chiacchierare con il pubblico e Totò ci riusciva in modo perfetto». Citati "Guardie e Ladri", "Siamo uomini o caporali" – che la nipote ha definito come il testamento artistico di De Curtis – è stato d’obbligo ricordare, "I pompieri di Viggiù" il film che ha reso il paese celebre in tutta Italia. In ricordo di quest’omaggio alla terra varesina il sindaco Federico Rizzi, affiancato dal suo predecessore Filippo Ciminelli, ha consegnato a Diana il "Pompierino d’oro", simbolo del valore storico e artistico che l’attività del nonno ha portato al luogo. Tra i progetti della nipote di Totò, che da alcuni anni ha ricevuto il testimone della memoria dalla madre, ce n’è uno in particolare che prevede la costruzione di un museo dedicato al Principe della risata proprio nel quartiere Sanità di Napoli, dove Totò è nato.
«Non sarà un’esposizione fine a se stessa – ha spiegato Diana – ma soprattutto una scuola gratuita per levare dalla strada i ragazzi di quel quartiere e aiutare chi grazie al palcoscenico potrà avere una vita migliore».
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