Giulietta e Romeo in salsa neorealista
Venerdì sera giovanissimi e amanti della danza erano insieme all'Apollonio. Il merito? Di Fabrizio Monteverde, una compagnia coraggiosa e Kledi Kadiu
Fabrizio Monteverde è il coreografo di narrazione per eccellenza, e ciò ha fatto decisamente bene al Giulietta e Romeo rappresentato ieri sera, venerdì 9 novembre, al Teatro Apollonio di Varese. Questa coreografia, datata 1989, è stata una piccola rivoluzione nel mondo della danza italiana.
La scelta di spostare storicamente le vicende shakespeariane nel dopoguerra, ha infatti dato un’immagine nuova ed allo stesso tempo fedele dell’opera. Questa volta i Montecchi e i Capuleti sono due famiglie dell’Italia del sud, che complicano le loro vite in una faida, nonostante siano già avvolte dalla distruzione della guerra. In questa interpretazione trova significato il rinnovato ruolo centrale delle madri di famiglia: una assuefatta dal suo ruolo di pedina e l’altra perfida coordinatrice delle vite altrui, seppur inchiodata ad una sedia a rotelle.
Sulla base di una coreografia ancora oggi così innovativa, ieri la Compagnia di Roma ha fornito una buona interpretazione, che ha soddisfatto il pubblico dell’Apollonio. Tra le poltrone anche molte ragazze giovani, alcune appassionate di danza ed altre attratte dalla popolarità del protagonista, interpretato da Kledi Kadiu. Come anticipato, il Romeo di Kadiu è stato un protagonista quasi vittima della passionalità di Giulietta, un uomo spinto dagli eventi più che dal coraggio, consapevole fin dall’inizio delle sorti di un amore tragico. Oltre che per interpretazione, si ha l’impressione che il ruolo si addica allo stesso stile di danza dell’etoile, sempre morbido e delicato, seppur potente.
Ottima l’espressività della Giulietta di Azzurra Vita Schena, che ha sostituito per questa serata Noemi Arcangeli. La giovane ballerina ha saputo interpretare con personalità i "capricci" e la passionalità fisica di una Giulietta forte, sapendo portar avanti con chiarezza la narrazione di Monteverde. Interessante la prova di Anna Manes, difficile perché interpretava la madre di Romeo bloccata su una sedia a rotelle: un ruolo affrontato con originalità e coraggio. In due atti (il secondo molto più chiaro e fluido del secondo, lasciando spazio alla narrazione) questo Giulietta e Romeo è diventato una storia tanto nuova quanto antica, avvincente e cinematografica come pochi balletti sanno essere.
La scelta della compagnia Balletto di Roma di abbinare coreografie complesse e un corpo di ballo composto da precisi professionisti, a titoli di impatto e con etoile popolari, ancora una volta si rivela una formula di investimento. Forse non tutti avranno visto esattamente quello che desideravano, ma chi amerà la danza è stato catturato.
La community di VareseNews
Loro ne fanno già parte
Ultimi commenti
Felice su Diego, 17 anni: “Droni che consegnano cibo e auto senza guidatore: a Shenzhen abbiamo visto il futuro”
lenny54 su Il professore che a Mosca ascoltava Putin viene a Varese spiegarci la guerra
principe.rosso su Il professore che a Mosca ascoltava Putin viene a Varese spiegarci la guerra
lenny54 su Il professore che a Mosca ascoltava Putin viene a Varese spiegarci la guerra
Felice su Il professore che a Mosca ascoltava Putin viene a Varese spiegarci la guerra
principe.rosso su Il professore che a Mosca ascoltava Putin viene a Varese spiegarci la guerra






Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.