Acqua, referendum a Samarate

Con il quesito referendario si intende proporre l’abrogazione delle disposizioni che non consentono la gestione interamente pubblica del servizio idrico integrato

Il comune di Samarate ha aderito alla proposta abrogativa parziale della legge regionale 26/2003 come modificata dalla legge regionale 18/2006 promossa dal comune capofila di Cologno Monzese.
Sono 132 i Consigli Comunali della nostra regione, di cui sette in provincia di Varese (Buguggiate, Casale Litta, Cremenaga, Daverio, Fagnano Olona, Laveno Mombello, Somarate) che hanno deliberato la necessità di abrogare alcuni principi base della legge regionale quali:
1. l’obbligo per gli ATO (Ambito Territoriale Ottimale) di mettere a gara l’affidamento dei servizi idrici, quindi di fatto di privatizzare;
2. l’obbligo di separate gestione e erogazione, come se l’ erogazione dell’acqua fosse una funzione separata del servizio idrico;
3. la possibilità di cedere ai privati parte della proprietà delle strutture (reti, impianti).
In altre parole  con il quesito referendario si intende proporre l’abrogazione delle disposizioni che non consentono la gestione interamente pubblica del servizio idrico integrato e si intende quindi rimuovere l’anomalia della legge lombarda che, in contrasto con il chiaro principio della normativa nazionale, consente la partecipazione privata nella società “titolari della proprietà” di reti e infrastrutture.
La richiesta del referendum abrogativo da parte dei Comuni interviene in un contesto nazionale in cui il Forum italiano dei movimenti dell’acqua ha raccolto più di 400.000 firme a sostegno  di una legge di iniziativa popolare per la difesa dell’acqua pubblica in Italia; il Governo Prodi ha impugnato per motivi di incostituzionalità la Legge della Regione Lombardia e con la legge finanziaria è stata approvata una moratoria di un anno, fino a dicembre 2008 che impedisce di cedere l’acqua alle Spa.
La Regione Lombardia vede dunque bloccata la sua iniziativa, tesa alla privatizzazione dei servizi idrici, ma la riunione del Consiglio Regionale, prevista per martedì 29 gennaio, sull’ammissibilità del referendum è stata di nuovo convocata (dopo la precedente del 22 gennaio scorso).
Martedì mattina il sottoscritto, con altri 50 sindaci, era presente per manifestare davanti al Pirellone in rappresentanza dei Comuni lombardi e seppure ricevuti dal vicepresidente del Consiglio Regionale Lucchini, dall’ Assessore Buscemi e dai capigruppo non abbiamo ricevuto garanzia alcuna da parte della Giunta Regionale che tenga conto della nostra richiesta.
Ho sempre più netta la sensazione che anche questa vicenda rischia di essere gestita secondo logiche di maggioranza politiche, magari avvalendosi di negare l’istituto del referendum e quindi ai cittadini di esprimere le proprie scelte su un bene primario e comune com’è l’acqua.
L’acqua è un bene comune, non è di destra né di sinistra, portarla nei rubinetti delle case dei cittadini resta una delle grandi missioni pubbliche della politica.
Questo è un referendum che coinvolge i diritti di tutti i cittadini e a questa campagna referendaria, che non ha connotazioni politiche in senso stretto, hanno aderito Amministrazioni comunali di ogni provincia, compreso Lodi e Bergamo, di diversi colori politici e dimensioni territoriali.
E’ una “battaglia” al di sopra delle parti ed è per sua natura una campagna di forte eticità per l’interesse di tutti per la tutela dei beni comuni.
  

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Pubblicato il 01 Febbraio 2008
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