Franzoni (Uil): “Malpensa, calma con i numeri”

Il sindacalista commenta il futuro dello scalo varesino e della compagnia di bandiera

«La sentenza del Tar di ieri non modifica e non avrebbe modificato il problema di Malpensa nemmeno se fosse stata di segno diverso. E’ chiaro da tempo che l’unico intervento possibile per salvare Malpensa nell’immediato è la sospensione della decisione di annullamento dei collegamenti aerei intercontinentali ed internazionali che Alitalia ha già deliberato con decorrenza 1° aprile – lo dichiara Stefano Franzoni della Uil Lombardia -. Se Air France è realmente interessata ad acquisire Alitalia, non può pretendere di condizionare l’operazione al ridimensionamento strutturale di Malpensa. Il Governo dimostri di avere un minimo di capacità negoziale! Il “prezzo” per Air France sarebbe in ogni caso di natura transitoria perché in parallelo si dovrebbero aprire negoziati per individuare compagnie aeree alternative ad Alitalia che si offrano di gestire questi collegamenti: solo rotte di questo genere possono permettere di evitare cadute dei fatturati  delle aziende interessate ed i riflessi negativi sull’occupazione. L’emendamento votato ieri dalla Camera con il quale si introducono ammortizzatori sociali “per le aree territoriali colpite da processi di riorganizzazione derivanti dai nuovi assetti del sistema aeroportuale” (così nel testo votato) è sicuramente un segnale positivo per tutelare i lavoratori e le lavoratrici impiegate nelle attività del trasporto e dell’indotto commerciale e di servizio; altrettanto dicasi per gli stanziamenti finanziari dedicati al “mantenimento degli investimenti nell’area di Malpensa”, indispensabili per completare le opere infra-strutturali necessarie al futuro dell’aeroporto: per queste ultime è ora necessario un impulso che acceleri fortemente la realizzazione del collegamento ferroviario diretto Milano Centrale-Malpensa – prosegue Franzoni -. Quanto al tema occupazionale è necessario però procedere con attenzione e prudenza: in un quadro caratterizzato da incertezza, non è accettabile che ai lavoratori si chieda di pagare il prezzo più alto, sia in termini di sacrificio economico che di prospettiva futura. Il confronto che si aprirà con SEA domani deve partire dall’analisi precisa della situazione esistente che vede già un utilizzo notevole ed eccessivo di forme di flessibilità (contratti a termine reiterati, ricorso al lavoro somministrato). Oltre a valutare oggettivamente l’impatto che si produrrà a Malpensa dopo il 1° aprile, bisogna definire un piano di riorganizzazione con scadenze precise per il ritorno alla normalità. La crisi di Malpensa per questa vicenda non può essere strumentalmente utilizzata come alibi per operare ulteriori risparmi sul piano dell’occupazione. Per questo la UIL non condivide dichiarazioni intempestive sulle quantità dettagliate di eccedenze di posti di lavoro. Non può inoltre essere trascurato il dato che l’azionista di riferimento di SEA è pubblico: esiste quindi la necessità di farsi carico del problema della “rilevanza sociale” in una logica sinergica e non in una sorta di competizione “a scarica barile” tra costi a carico dello Stato e difesa della profittabilità a favore del Comune di Milano. Il problema occupazionale va visto nel suo insieme, con riferimento anche alle aziende del commercio e dei servizi. Ma anche in questo caso occorrono ragionamenti pacati ed equilibrati: in queste imprese dominano tutte le forme flessibili (es. part time), per cui l’impatto di un sacrificio economico rischia di comportare la condanna definitiva alla miseria per decine di lavoratrici. Per governare questa delicata fase, è necessario l’avvio di un tavolo negoziale con Regione Lombardia, Comune di Milano, SEA e Associazioni datoriali. In questo senso dovrà essere considerata anche l’esigenza di prevedere ulteriori stanziamenti al fine di tutelare il reddito dei lavoratori coinvolti, aggiuntivi a quanto disposto dal Governo».

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Pubblicato il 21 Febbraio 2008
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