Il rilancio della ricerca parte dalla Formazione e dal suo corpo docente
Adriano De Maio, delegato della Regione Lombardia per la Formazione, l’innovazione e la ricerca, ha parlato dei rischi del sistema italiano, ormai in declino e delle prospettive di rilancio
"La ricerca italiana? È in una pericolosa fase discendente. E si sa: se il trend è negativo difficilmente si inverte a meno che intervengano fattori esterni o interni” L’analisi, quasi impietosa, del sistema italiano arriva da uno dei massimi esperti della formazione, l’ex rettore del Politecnico Adriano De Maio, oggi delegato della Regione Lombardia per l’alta formazione, la ricerca e l’innovazione.
A lui, è stato affidato il compito di individuare strategie per invertire questa rotta pericolosa: “Negli Stati Uniti, paese che ha il primato per gli investimenti nella ricerca – spiega il professore – si è discusso del ruolo che avrà la ricerca statunitense in un contesto futuro che vede i paesi emergenti molto agguerriti. Se questa domanda è stata oggetto di studio approfondito in America, perchè in Italia non ce ne dovremmo interessare?”.
Gli studi internazionali evidenziano come India e Cina stiano investendo moltissimo nella ricerca e nell’innovazione tanto che hanno già superato Giappone e Gran Bretagna , allargando i confini della “concorrenza” e del confronto.
Per recuperare terreno e, soprattutto, risalire la china, la regione Lombardia dovrà puntare su alcuni pilastri: il merito, premiando il valore e sostenendo chi effettivamente fa ricerca, l’attrattività, cercando di ottenere fiducia e capitali per campi strategici di attività (innanzitutto la sanità, secondariamente l’energia e l’ambiente, per proseguire con l’industria manifatturiera) la formazione, creando un corpo docente veramente adeguato attraverso un sistema di selezione, valutazione e adeguata remunerazione.
Qualità e meritocrazia, dunque, sono i due principi determinanti per ricostruire un sistema che sappia guardare con spirito di confronto e di competizione ad un settore in velocissima espansione.
Un modello che in Liuc è già presente e che vede coinvolti, per esempio, i ricercatori del corso di ingegneria gestionale, molto attenti a qualsiasi innovazione che possa contribuire a migliorare e ottimizzare il sistema produttivo. L’ultimo progetto su cui si concentrano competenze e ricerche è il RFid, tecnologia che sta conquistando spazi sempre più ampi e applicazioni rivoluzionarie, non ultima quella biologica: “Negli Stati Uniti c’è chi si è fatto impiantare un tag nelle mani per poter entrare in casa propria, grazie al riconoscimento dei dati inseriti nel cip”.
Un’evoluzione un po’ allarmante che vede tramontare il mondo dei robot umanizzati e aprire le porte a quello degli umani robotizzati.
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