Il Popolo della Libertà all’assalto del PD
Ignazio La Russa, Airaghi, Tomassini e Ferrazzi per un comizio "vecchio stile": e a Veltroni, accolto in trionfo a Varese, non le si manda a dire
A Varese Veltroni ha suonato le sue campane, a Busto Arsizio il Popolo delle Libertà risponde suonando le sue trombe. Lo fa con quattro big come i deputati Ignazio La Russa e Marco Airaghi, il senatore Antonio Tomassini e il consigliere regionale Luca Ferrazzi, accompagnati per l’occasione dal sindaco Gigi Farioli. Per l’occasione sono stati brevemente presentati anche i candidati del PdL a consiglieri provinciali: Emanuele Antonelli (collegio Busto 1), Fabrizio Bianchi (Busto 2), Franco Binaghi (Busto 3) e Pietro Castiglioni (Busto 4).
Un’occasione, quella di sabato a Busto, ben diversa da quella varesina di venerdì sera, più alla buona, in piazza San Giovanni presso il gazebo permanente che il movimento di Berlusconi manterrà fino alle elezioni in Piazza San Giovanni. Alcune dozzine di persone, militanti, amici e simpatizzanti riuniti a capannello, nel passeggio del sabato pomeriggio, per ascoltare le geremiadi di un’Italia portata all’abisso dal centrosinistra, o così la vedono La Russa, Airaghi, Tomassini e Ferrazzi.
L’incontro vede i personaggi di spicco del centrodestra, in stridente contrasto con il "buonismo" veltroniano, scagliarsi contro il fu governo Prodi come origine di ogni male. La Russa arriva accolto al grido scherzoso di «Viva il Duce» da qualche astante in vena di battute degne di quelle del Capo. E su quelle indirizzate a una precaria («sposi mio figlio») ironizzerà La Russa, non contro l’autore, ma contro chi se ne è scandalizzato. Intanto, osserva, «la ragazza si candida con noi». O no?
Per Luca Ferrazzi il Popolo della Libertà «qui era realtà già da anni, nella collaborazione di governo». Se Varese è la tana della Lega Nord, Busto lo è del PdL, sostiene: e Farioli chioserà che Busto è semmai il «cuore pulsante» del movimento. Insieme, ribadisce Ferrazzi, «cerchiamo di portare in piazza la rabbia degli italiani soffocati da un governo assolutamente allucinante. Veltroni? Non è con un po’ di mobilitazione vecchio stampo, truppe cammellate al seguito, che otterrà qualcosa: al Nord non ha niente da dire».
Airaghi bolla quello Prodi come «il peggior governo della storia
repubblicana. Il governo della spazzatura», figlio di «questa sinistra infame che ha cercato di spazzar via i capisaldi della società: dalla famiglia al ceto medio, dalla sicurezza all’identità nazionale». Veltroni? «Una controfigura di Prodi». Anche Tomassini si affanna a demolire il leader democratico, paragonando i tremila della serata dell’Apollonio a Varese con i «10.000 varesini che abbiamo portato a Roma il 2 dicembre 2006 contro il governo». Il senatore, non prima di aver definito «una speculazione su una tragedia» la candidatura dell’operaio Thyssen Krupp Antonio Boccuzzo da parte del PD, attacca il Veltroni sindaco ricordando l’atroce assassinio di Giovanna Reggiani a Roma: «era lui il responsabile della sicurezza in quei luoghi». Quanto a se stesso, Tomassini si impegnerà sempre per la sanità, e soprattutto per le Regioni più bisognose. Il «Rialzati, Italia!» di prammatica suona curiosamente uguale all’invito al risveglio di Veltroni.
«A Varese Veltroni ha fatto il pieno perchè ha molta strada da fare (sottinteso: per raggiungerci)» sentenzia un La Russa pungente e in forma. «Vogliono ridurre l’Italia come la periferia di Roma»: d’obbligo lamentare il Nord trascurato e "vittima" del governo Prodi. La Russa liquida la Destra paragonandone le potenzialità in voti a quelle di una Fiamma Tricolore, ricordando che con gli sbarramenti al 4% per la Camera e all’8% su base regionale per il Senato il voto deve essere "utile". Riguardo al risultato, «non dire gatto finchè non l’hai nel sacco» mette le mani avanti, pur riferendo di sondaggi favorevoli. Veltroni ne prende ancora (tanto non risponde): «A Roma accadono cose da pazzi, stupri in piazza Navona, come da noi a Milano accaddesse roba simile in San Babila» dice. «Intanto lui organizza festival del cinema e noiosissimi concerti degli Inti Illimani». «Mai sottovalutare comunque Veltroni» dice «Uno così che trova tremila persone è capace di tutto».
Se gli avessero raccontato in anticipo i fatti politici di questi ultimi
due anni, con Napoli ridotta a immondezzaio e un ministro della Giustizia che riferisce al Parlamento su sua moglie ai domiciliari, La Russa non ci avrebbe creduto, dice. Quanto al "fare", predica una politica che intralci meno, senza oppressione fiscale e burocratica. La sicurezza, estesa dal concetto ristretto di lotta alla criminalità a quelli della famiglia e del lavoro; espulsione immediata per gli immigrati che delinquono – «mai più sotto casa» – porte aperte a chi invece vuole lavorare. La Russa chiede l’abolizione della legge Gozzini sugli sconti di pena ai carcerati, limitandoli a chi ha sbagliato per la prima volta e buttando invece la chiave per i recidivi, per i quali anzi, si invocano i lavori forzati. Un taglio alle odiate tasse; ai guadagni di banche e assicurazioni, «mai così alti, grazie a Prodi». Aiuti invece alle famiglie, soprattutto quelle dei lavoratori dipendenti: «la sinistra ama tanto i poveri che cerca di crearne sempre di più». E poi no ai matrimoni tra omosessuali, no ad adozioni da parte delle medesime, no alle droghe leggere "facili". Conclude La Russa: «Non è vero che tutto è uguale in queste elezioni: su etica, programmi, sicurezza, gli italiani sanno che l’originale (il PdL) è meglio della copia (il PD). Rialzati, Italia!»
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