Licenziati e riassunti nel giro di 48 ore

A quattro dipendenti di Sea, addette del check-in, è scaduto il contratto lo scorso 24 marzo: il giudice del lavoro ha stabilito la loro riassunzione a tempo indeterminato

Hanno perso il lavoro solo due giorni fa e oggi, mercoledì 26 marzo, lo hanno ritrovato. Ci è voluta una sentenza del Tribunale del Lavoro di Busto Arsizio emessa dal giudice La Russa: quattro lavoratrici stagionali dell’area check-in di Malpensa, dipendenti di Sea, potranno avere un posto a tempo indeterminato. Lo avevano perso il 24 marzo, data nella quale è scaduta la proroga per 102 tra addetti del check-in e del piazzale, solo una goccia nel mare di tagli, casse integrazioni, licenziamenti e mobilità che in queste settimane sta riempiendo le giornate a Malpensa. Una goccia che va ad aggiungersi ad un’altra trentina di sentenze simili, tutte o quasi promosse da Cobas e Cub, sindacati autonomi che spesso sparigliano le carte nella vita dell’aeroporto.

Storie di precariato a Malpensa se ne sentono di tutte le forme e colori. Da un po’ di tempo alcuni lavoratori ai quali sono stati fatti firmare contratti a tempo determinato o stagionali più e più volte hanno deciso di far valere i propri diritti ricorrendo in tribunale contro Sea, Alha, Ata, Aviapartners e tutte le altre società che si occupano di servizi di handling in aeroporto. La legge dice che si possono assumere lavoratori nei periodi di picco per circa 10 mesi all’anno (6 mesi da aprile a ottobre e 4 mesi nel resto dell’anno), ma a Malpensa come negli altri aeroporti italiani l’emergenza diventa abitudine e i contratti si susseguono senza soluzione di continuità. È la storia di Claudia, una di quelle che ha vinto la propria battaglia e che presto (si augura) potrà tornare a lavorare: «Sono stata assunta nel 2004 a tempo determinato con contratti che all’inizio erano di 3, 4 o 6 mesi al massimo e poi allungati un po’ negli ultimi anni – spiega -. Ora finalmente, dopo nemmeno un anno di causa e solo due giorni dopo essere stata lasciata a casa, la sentenza definitiva: avevo paura che vista la situazione di incertezza a Malpensa il giudice rinviasse, e invece ha deliberato la nostra assunzione a tempo indeterminato. Sono contentissima, ora aspetto che Sea ci chiami».  

L’incertezza regna sovrana a Malpensa, la paura di perdere il posto anche. Secondo fonti sindacali, tra cassa integrazione (900), mobilità e prepensionamenti (300), gente che ha mollato per sfinimento (200), interinali già lasciati a casa (300) e quelli che rischiano il posto il 31 marzo (300) il conto si è fatto pesante: circa 2 mila persone solo tra i dipendenti (ex) di Sea, senza contare tutte le richieste di cassa integrazione arrivate ai sindacati dalle società considerate dell’indotto.

«I nuovi turni sono impossibili e il lavoro si fa sempre più pesante – attacca Renzo Canavesi del Cub Trasporti -, Sea è già arrivata ad avere il 50% in meno del personale, presto la situazione diverrà ingestibile e già si fanno sentire i primi problemi al settore controllo e sicurezza. Faremo presto partire una raccolta firme contro le decisioni unilaterali che penalizzano i lavoratori». Le procedure per essere reintegrati con contratti a tempo indeterminato si accumulano, in alcuni casi le società conciliano, in altre si arriva in giudizio e sempre più spesso i lavoratori sono riassunti. Al check-in come negli altri settori si parla della situazione sempre più intricata: «C’è e ci sarà bisogno di personale – dice Claudia speranzosa -, malgrado il calo dovuto al disimpegno di Alitalia. Altre compagnie arriveranno, ne siamo convinti: easyjet investirà nella stagione estiva, ci saranno i charter e nuovi vettori occuperanno gli spazi lasciati liberi. C’è preoccupazione, non c’è dubbio, soprattutto nei settori più a rischio, bar, catering, pulizie. Anche i negozi subiranno un calo inevitabile, dovuto al cambio del tipo di passeggero che frequenterà lo scalo». A lei e ad altri tre è andata bene, tanti altri aspettano e sperano.

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Pubblicato il 26 Marzo 2008
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