Si abbatte l’alberata di via Marco Polo, protesta Legambiente

Il presidente del circolo bustese Barcucci si è simbolicamente legato a una delle robinie

Simbolica protesta di Legambiente contro l’abbattimento, in corso stamattina, 13 marzo 2008, delle alberate di via Marco Polo, deciso alcune settimane fa dalla Giunta comunale. Il provvedimento si sarebbe reso necessario a seguito dell’età delle piante e delle patologie di non poche tra esse. Nel caso di via Marco Polo si tratta di circa 160 robinie che fiancheggiano dai due lati il lungo vialone, parallelo alla linea ferroviaria delle Nord per Novara e Malpensa. Quasi metà sono già state abbattute, ma secondo gli ambientalisti non più di un terzo delle piante erano da sostituire.

Il presidente di Legambiente Busto Arsizio Andrea Barcucci, con il socio del circolo Marcello Albenga e il portavoce locale dei Verdi per la Pace Andrea Damin hanno espresso la loro contrarietà: il primo legandosi a un albero in una simbolica protesta-blitz, gli altri interloquendo con stampa, passanti e gli addetti agli abbattimenti, di una ditta di San Vittore Olona. «Chiediamo che si risparmino le piante sane» spiega un Barcucci debitamente legato, ma tutt’altro che imbavagliato: «qui si abbatte facile, con la promessa di ripiantumare l’autunno prossimo a suon di querce, tigli e aceri. Intanto se ne vanno ombra e ossigeno: dove sono poi il parco alla ex fonderia Tovaglieri, o la famosa Selva Longa, le "foresta di pianura" che doveva sorgerevicino a MalpensaFiere? È a questa amministrazione che bisognerebbe semmai segare le gambe delle sedie…»

I residenti che incontriamo sono invece favorevoli alla sostituzione integrale delle piante, una scelta che ha indubbiamente risvolti economici, visto che per anni farà risparmiare sulle manutenzioni, con piante nuove, giovani e sane. Il signor Claudio Anedda, che abita a lato della ferrovia dove ha un deposito di ferramenta, ricorda di aver dovuto segare di eprsona alcuni rami di un albero posto davanti al suo ingresso «prima che mi cascasse in testa», e mostra una talatura alla base del tronco. «Dispiace, ma quando gli alberi sono andati, vanno sostituiti». Stesso discorso per altri residenti della zona: «Sono ben altre le cose per cui protestare, come certe strade che fanno schifo… Questi alberi sono vecchi e pericolanti, poi le robinie sporcano e incollano vetri di auto e tende. A lamentarsi è chi non abita qui, poi di ogni cosa viene la fine, le nuove piante cresceranno». Sull’età delle robinie da tagliare le si spara grosse («fino a 150 anni; no, meno di 40»), poi contando gli anelli di accrescimento di quelle già segate la risposta è 52 anni, anello più, anello meno. Mezzo secolo di storia cittadina che se ne va in trucioli.

A causare i malanni delle piante erano state, per ammissione stessa del Comune, ribadita da chi è al lavoro oggi, potature scriteriate eseguite in anni passati. E se i residenti approvano, non si rassegnano gli ambientalisti: all’operaio con motosega che commenta filosoficamente sulla caducità delle piante, che come gli uomini a un certo momento si ammalano e cessano di vivere, risponde così Marcello Albenga: «Ma a te, se ti viene un raffreddore, ti sparano forse?»

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Pubblicato il 13 Marzo 2008
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