Processo allo skipper, l’assicurazione al centro delle udienze
Caso Nicolini, l'accusa ancora non sfodera i suoi assi: qualche aspetto sostanziale solo sulla stipula della polizza vita intorno a cui verte molto del procedimento
Prosegue in Corte d’Assise il processo per omicidio a carico di Pietro Colombo, accusato dalla Procura di Busto Arsizio per la morte della compagna Giuseppina Nicolini, annegata nel maggio 2004 in Grecia. Aspetti non decisivi quelli uditi oggi in aula, dettagli di un quadro nel quale manca l’elemento principale, noti soltanto all’imputato, e a nessun altro. L’accusa non ha ancora sfoderato i suoi assi.
L’udienza odierna, ultima prima della pausa estiva (si riprenderà in settembre), ha visto sfilare una serie di testimoni, fra i quali un nipote acquisito del Colombo. Il primo a salire sul banco dei testimoni è stato un maresciallo della Guardia di Finanza di Varese: nelle sue parole la contabilità dei coniugi Colombo nelle banche svizzere, che, discrete come sempre, hanno concesso i dati rischieti via rogatoria solo dietro garanzia che sarebbero stati usati esclusivamente per le indagini sul presunto omicidio, e non per altro. Cifre per varie centinaia di migliaia di euro, scese in modo regolare negli anni dal 2002 al 2005, quelle che risultavano accumulate su una decina di conti correnti presso istituti elvetici.
Il costruttore di imbarcazioni Ettore Rinaldi, amico di Colombo, ha raccontato come il Delfino Bianco (nella foto), la barca teatro del dramma, sia stato modificato, riparato – in occasione di uno scontro con un peschereccio, due mesi prima della morte della Nicolini – e personalizzato con la sua colaborazione a Monfalcone, tanto da diventare di fatto un "esemplare unico". La difesa, oggi rappresentata dall’avvocato Christian Bossi per lo studio Cicorella, aveva più volte sottolineato l’incongruenza della barca usata per l’esperimento giudiziale di Savona rispetto all’originale. Aspetto forse minore, più importante è capire se e quanto la Nicolini sapesse nuotare – e dunque se una caduta accidentale potesse causarne l’annegamento senz aulteriori cause o traumi: ma in parecchie udienze, fin qui questo non si è capito granchè. Anche Rinaldi non è stato molto d’aiuto con le sue dichiarazioni sul punto specifico; nulla di preciso ha detto anche un ex compagno della Nicolini che, sentito in aula, aveva avuto con lei una lunga relazione negli anni Ottanta e ha potuto solo definirla "un po’ imbranata" tanto al mare quanto in montagna o dovunque ci fossero attività sportive in vista.
Sentito anche un perito assicurativo di Monfalcone, che a seguito della tragica fine della Nicolini rinunciò anche ad un precedente incarico che aveva ricevuto per il citato incidente con il peschereccio. L’uomo non ha voluto scendere nei dettagli del perchè abbia rinunciato, facendosi aiutare da un avvocato a scrivere la lettera di rinuncia, cosa che, ammetteva, non gli è usuale. Elia Rigolio, nipote della moglie di Colombo, non ha offerto elementi significativi, riferendo delle poche esperienze in barca con lo zio acquisito.
Il broker assicurativo Carlo Piotti, gallaratese come Colombo, ha ripercorso invece, sotto le domande del pm Giovanni Polizzi, l’episodio che vide Colombo e la Nicolini fare marcia indietro da un negoziato per una polizza vita con la casa assicurativa di cui Piotti era agente quattro anni fa. La cifra annua richiesta in premio sarebbe stata assai ingente – sui 45mila euro – tanto da convincere Colombo a sottoscrivere solo una polizza infortuni e ua per malattia, e recarsi in Svizzera, dalla Zurigo, per la polizza vita, stipulando come è noto quella da un milione di franchi su cui verte di fatto l’impianto accusatorio. «Ricordo che i due insistettero per una polizza esclusivamente reciproca, con l’uno beneficiario in caso di morte dell’altro» ha detto il broker, «benchè io raccomandassi di rendere beneficiari i rispettivi figli, che avrebbero potuto accampare diritti». Ed è quello che è successo: i sospetti di Barbara Nicolini hanno messo in moto la Procura, mentre la Zurigo "congelava" il pagamento in attesa di un chiarimento che non si annuncia semplice.
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