Inno di Mameli, botta e risposta tra Fini e Bossi
Il presidente della Camera richiama il leader della Lega che replica: «Meglio se non parlava». Veltroni: «Intervenga il premier»
Si arroventa sempre di più il clima all’interno della maggioranza di Governo, dopo le dichiarazioni del ministro Umberto Bossi sull’Inno di Mameli e sui professori meridionali, rilasciate al congresso della Liga Veneta a Padova.
Il Pdl, e in particolare la componente proveniente da Alleanza Nazionale, ha replicato al "senatùr" che aveva mostrato il dito medio parlando di "Fratelli d’Italia" e che in mattinata aveva sottolineato come preferisse "La canzone del Piave" in quanto «vero canto popolare».
La risposta più netta alle affermazioni di Bossi è arrivata dal presidente della Camera Gianfranco Fini (anche Schifani ha preso posizione al Senato), durante la seduta di Montecitorio. Nel suo intervento l’ex presidente di Alleanza Nazionale ha usato toni fermi nel condannare l’incidente: «Quando si agisce in nome della Repubblica – ha detto Fini – nessuno, men che meno un ministro, può permettersi di offendere il sentimento nazionale di cui anche l’inno fa parte». E ancora: «Un ministro deve rispettare tutti gli italiani, quale che sia il loro luogo di prevenienza, il nord o il sud». In un’aula in fermento per via dei malumori dei leghisti e del tentativo di intonare l’inno da parte di Alessandra Mussolini, Fini ha così concluso: «Sono sicuro che l’onorevole Bossi saprà trovare nelle prossime ore l’occasione per precisare il suo pensiero».
Una certezza a quanto pare venuta meno. La replica di Bossi infatti non è mancata, ma è stata piuttosto tranciante: «Era meglio se non interveniva».
Così, tra il plauso del Partito Democratico a Fini e la richiesta di Veltroni per un intervento da parte del premier Berlusconi, l’attenzione si sposta alla prossima puntata di un’inattesa, quanto rischiosa (per gli equilibri politici) polemica.
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