Malattie psichiatriche: il sistema di cura è “quasi” completo
Seconda conferenza territoriale per la salute mentale. Istituzioni e volontariato hanno fatto il punto sulla rete sanitaria e socio-assistenziale
Sono stati 4299 i pazienti con disturbi psichici curati in provincia di Varese nel 2007. La maggior parte hanno tra i 35 e i 50’anni di età, ma anche molti anziani ultrasessantacinquenni (892) sono stati presi in cura dalla rete dei srevizi varesini.
Tra le patologie più diffuse troviamo la schizzofrenia ( 1079 casi) e le sindromi nevrotiche (1419), seguite dai problemi di origine affettiva ( 819).
Questa è, in estrema sintesi, la fotografia dei malati psichiatrici del nostro territorio com’è stata raccontata nell’odierno incontro che si è svolto al centro De Filippi. Si trattava della seconda conferenza territoriale, incentrata sui risultati raggiunti a trent’anni dalla legge Basaglia e sulle prospettive future.
Un incontro a cui hanno preso parte istituzioni sanitarie, sociali e il terzo settore, rappresentato dal Coordinamento delle Associazioni per la salute mentale che raggruppa e mette in rete le tante realtà di volontariato del territorio. E proprio alla presidente del Coordinamento, Lisetta Buzzi Reschini, abbiamo chiesto un giudizio sul sistema varesino:
«Devo dire che a Varese, rispetto ad altre esperienze territoriali italiane, si è raggiunto un buon livello di cooperazione e di confronto. Questo risultato è stato possibile grazie all’idea illuminata che ben trent’anni fa ebbe il Balduzzi, storico primario di psichiatria a Varese, che creò il tavolo di confronto».
Cosa pensa della denuncia fatta dal consigliere Adamoli la settimana scorsa in merito alle condizioni del reparto all’ospedale di Circolo?
«Da tempo noi denunciamo quella situazione indegna. È ora di agire per migliorare un reparto che presenta disparità macroscopiche rispetto ad altre realtà. Non parliamo di Villa Forzinetti o di esperienze residenziali. È il reparto di acuzie ad essere in grave sofferenza».
Per il resto, come giudica l’assistenza?
«In Lombardia si è investito molto sull’alta e la media assistenza. Ora si deve puntare sulla "residenzialità leggera", l’ultimo tassello che completa così il percorso riabilitativo avviato dopo la legge Basaglia. Gli appartamenti protetti costituiscono la garanzia del completamento del cammino per un malato psichiatrico. Alcune esperienze sono già attive, ma si devono incrementare i posti letto».
E se per gli adulti, il modello assistenziale avviato ha raggiunto un buon grado, seppur da completare, ancora in alto mare è l’assistenza per i minori, soprattutto per la fascia adolescenziale: le strutture residenziali sono scarse e i pazienti varesini sono costretti ad emigrare in altre regioni ( come il Piemonte). Una carenza che si somma alla mancanza di posti letto all’ospedale di Varese, una lacuna che sarà colmata con il Ponte del Sorriso.
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