Dormitorio o polo propulsivo? Le voci della città
Dalla politica al mondo produttivo e del lavoro, alcuni pareri su una Busto che "tiene il campo": e nonostante demografia stagnante e crisi, vede crescere la popolazione
In un’Italia vecchia che fa relativamente pochi bambini, una città che non fa eccezione, eppure cresce di popolazione, pian pianino, mentre altri stentano o perdono quota. Segno che qualcosa si muove: ma in che direzione? La Busto Arsizio che si affaccia ormai al secondo decennio del XXI secolo attrae più come tranquilla città-dormitorio o per una capacità propulsiva sua e mai perduta? Non è una domanda semplice, fatta così "a bruciapelo" e le risposte possibili variano a seconda di esperienze e punti di vista. Un’ottima scusa per "guardarsi dentro", insomma. Abbiamo contattato per questo personaggi appartenenti a diversi ambiti, dalla politica al mondo dell’economia e del lavoro, ottenendo un quadro diversificato di opinioni e sensazioni sul momento attuale.
– Luciana Ruffinelli, consigliere regionale per la Lega Nord.
«Busto ha un vantaggio fondamentale rispetto a Varese, la vicinanza a Milano nell’ambito della città diffusa. Di certo è più comoda per chi "pendola" sul capoluogo regionale. Secondo me questa tenuta e anzi crscita della città si deve anche a un movimento di giovani coppie che si trasferiscono. Mi viene in mente l’esempio di un centro come Vanzago, in pieno sviluppo residenziale anche per la comodità della ferrovia. Si è costruito molto anche qui, certo, i costi sono più bassi che verso Milano. La nostra Busto ha servizi diffusi e utili per tutti, penso alle scuole, al commercio, alla salute con il nostro ospedale. Non vorrei vederla crescere troppo, però, in futuro: penso che ogni città abbia la sua dimensione ideale, e quella media sia il top, oltre si va a ledere la vivibilità che è un fattore importante nel trattenere o attrarre qui la gente. Busto Arsizio è ancora e sempre una città appetibile, la cui forza sta nelle relazioni umane e in un tessuto associativo unico per ricchezza».
– Valerio Mariani, capogruppo Partito Democratico in consiglio comunale
«È un paradosso, se vogliamo. Eppur si muove. I nostri dati ci dicono che 33.000 dei 49.000 contribuenti bustocchi sono nella fascia tra 11 mila e 26mila euro di reddito annuo, quella che più rischia con la presente crisi. Riusciamo a crescere, evidentemente, non tanto per i servizi che (non) diamo, quanto per il boom edilizio che c’è stato – più case, più gente. Rischiamo davvero un effetto dormitorio qui, se non ci si dà una mossa sul fronte dei servizi da offrire ai residenti».
– Romeo Mazzucchelli, presidente Ascom Busto
«Busto è sempre un polo di attrazione, dal nostro punto di vista di commercianti si sta facendo parecchio anche con i distretti urbani del commercio, in collaborazione con l’amministrazione comunale. Ora a Palazzo Gilardoni c’è stato il rimpasto, speriamo in un risveglio dopo l’inevitabile stasi che aveva causato. Nuove attività in città? Be’, c’è un interessamento forte di grandi marchi, la città fa gola. Meno per i piccoli esercizi, anche se ora c’è anche la concorrenza degli stranieri, si cerca di trovare le regole condivise per tutti e di accogliere. Sì, Busto resta una città appetibile per il commercio».
– Ernesto Raffaele, sindacalista, segreteria provinciale Filtea-Cgil (tessili)
«Confesso di non essermi mai posto la questione in questi termini, relativamente cioè alla sola Busto città. Mi piacerebbe avere dati ulteriori e più precisi su chi determina questa crescita – stranieri o italiani, o se fra questi ultimi, ad esempio, stia riprendendo quota l’immigrazione dal Sud. Certo abbiamo ancora un settore produttivo importante, ma confronto a un tempo appare ridotto allo stremo. Io questa capacità attrattiva della città non la vedo al momento, perchè tante industrie hanno dovuto ridimensionarsi. È vero che Busto è molto terziaria e commerciale, ma l’industria vi conserva una sua centralità, storica e anche attuale».
– Sergio Moriggi, presidente provinciale Acli
«A Busto ho vissuto per tutti e 65 i miei anni, l’ho vista crescere, eppure non è cambiata nella sostanza, prevale sempre il localismo. Non credo che attragga per meriti propri cittadini, specifici, ma più che altro per i costi degli immobili. È un fenomeno comune, anche in Valle Olona crescono i residenti. Qui a Busto restano vivibili le realtà rionali, laddove vi è la parrocchia a dare un’unità di riferimento. La città è tranquilla, la sera anche troppo, forse ci mancano dei luoghi di eccellenza che facciano da polo attrattore dlel’intrattenimento e della cultura. Per quanto attiene l’economia, la crisi si sente, si sente eccome purtroppo. Il ruolo degli stranieri? Direi non ancora evidente come in altre realtà, e qui penso anche a Varese dove sono già un decimo della popolazione. Ci sono, a volte in modo visibile e concentrato come a Sacconago, più spesso in modo invisibile, vivendo ritirati e quasi appartati. Un po’ come i nostri anziani che dopo il pomeriggio al circolo, spariscono e si chiudono in casa».
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