L’ospedale di Gallarate nella rete per assistere i malati SLA
Firmato nella sede dell'azienda sanitaria varesina il protocollo che mette in rete pubblico e privato nell'assistenza dei malati
Asl, Azienda ospedaliera Sant’Antonio e AISLA insieme per aiutare i malati di Sclerosi laterale amiotrofica e i loro famigliari.
Questa mattina all’Asl è stato siglato il "protocollo d’intesa per l’attuazione di interventi finalizzati all’assistenza di persone affette da SLA" che vede coinvolti tutti gli attori nell’assistenza socio sanitaria.
Il progetto aveva avuto una prima attuazione già nell’autunno scorso quando la Direzione sociale dell’Asl aveva annunciato l’assegno di 500 euro al mese deciso a livello regionale per rispondere ai bisogno dei malati e dei loro familiari.
La richiesta doveva pervenire entro il 31 ottobre scorso per le situazioni già accertate. Quella raccolta di dati fu utilizzata dalla Direzione sociale per fare un "censimento" reale dei malati e dei loro assistenti, con personale dedicato che è andato a trovare uno per uno i pazienti realizzando una mappatura dei bisogni.
Ora, con il coinvolgimento dell’Azienda ospedaliera di Gallarate, che vanta una specializzazione nell’assistenza alla malattia riconosciuta a livello nazionale, la sinergia pubblico/ privato ( con il coinvolgimento dell’AISLA) si è perfezionata: dall’assistenza ospedaliera nella fase acuta, sino al ritorno assistito a casa, passando dai ricoveri di "sollievo" fino a 90 giorni in residenze assistenziali e residenze sanitarie per disabili , con oneri totalmente a carico del sistema sanitario regionale, per dare respiro a chi assiste il malato.
Da parte sua, l’AISLA, che ha sede a Somma Lombardo, farà conoscere ai propri iscritti l’opportunità legate a questo protocollo e, nel contempo, monitorerà che tutto proceda secondo il modello concordato.
In tutto il territorio regionale i casi di SLA invalidante sono circa 500, cui una cinquantina nel nostro territorio.
«La misura viene ricondotta all’interno di una politica regionale di attenzione ad una serie di malattie gravemente invalidanti – spiega Ester Poncato, direttore del Dipartimento sociale – come, per esempio, i malati oncologici».
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