Michelle, sei tutte noi
Incrociamo le dita, davvero.
Al grido di “Michelle, sei tutte noi” speriamo che da oggi cominci una nuova era. Ci affidiamo a lei perché dal suo metro e ottanta di altezza si faccia valere per quello che è. Una donna, certo, ma prima una persona con un ruolo ben preciso nella società: un avvocato e una mamma intelligente e affascinante.
E invece, per ora, speriamo solo per ora, Michelle Obama, che di cognome fa Robinson, è la First Lady dall’abbigliamento curato, dalle unghie laccate dai capelli alla Jacqueline Kennedy.
I giornali, ne siamo certi, dedicheranno pagine all’abbigliamento della signora Obama il giorno dell’insediamento del marito, al suo portamento, alla griffe del suo vestito.
Basta, non se ne può più che i quotidiani nazionali (e non “Visto” o “Novella 2000”), pubblichino articoli sul tailleur pantaloni, tipo smoking indossato dal ministro della Difesa spagnolo, la giovane Carme Chacon, in occasione di una parata militare. “Avrebbe dovuto indossare un abito lungo come impone il protocollo” e via forum, dibattiti. Eppure si stava parlano del ministro della Difesa spagnolo, la quale, per essere arrivata fino a lì, qualche altra qualità, oltre a quella di saper violare il protocollo, dovrà pur avercela.
Se il fatto che il nuovo presidente sia nero è da più parti letto come un segno del cambiamento dei tempi, non lo è il fatto che si butti tempo e spazio per parlare delle caviglie troppo grosse di Hillary Clinton.
Signora Michelle vada avanti lei, che a noi non scappa più da ridere.
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